Regionali, giovedi il nome del candidato del centrodestra

Attesa sul nome. Forse la Santelli

Giovedì dovrebbe essere la volta buona, il giorno decisivo. Anche perché, a dar retta a Matteo Salvini, non è neanche necessario rivedersi tra big, «ci sentiamo al telefono. Risparmiamo tempo e la quadra si troverà a breve».
E per sentirsi “solo” al telefono, evidentemente senza incrociarsi nuovamente con i guantoni, vuol dire allora che il nome del candidato alla presidenza della Regione, in quota centrodestra, è stato sostanzialmente già fatto. E già fatto filtrare. E non è stato necessario nemmeno far circolare veline perché sono stati direttamente i fratelli Occhiuto a rivelarlo, sia pure indirettamente e con balsami al veleno. Ha iniziato Roberto, il deputato. Che in una nota sabato pomeriggio ha ricordato a tutti che lui aspetterà il nome del candidato e poi deciderà che fare e con chi stare, evidentemente non più necessariamente dentro Forza Italia. Aggiungendo di più e cioè che si aspettava che la rappresentanza istituzionale di Forza Italia difendesse di più e meglio, a tutti i livelli, il nome fino a quel momento portato al tavolo. Il resto poi lo ha completato il fratello Mario la mattina dopo, la domenica del post al posto della messa. Con tanto di confessione, una vecchia amicizia (per non dire amica) mi ha tradito e si è proposta al posto mio cosicchè ormai è ufficiale e acclarato che non sarò io il candidato del centrodestra. «Il Palazzo non mi ha voluto». Firmato Mario Occhiuto che ha affidato al social la sua esclusione dai giochi a vantaggio dell’ingresso prepotente di Jole Santelli (sarebbe lei “l’amicizia” che si è autoproposta per fregarlo, ovviamente tesi questa tutta da comprovare). E per finire, a chiusura di un cerchio già perfetto e disegnato con il compasso, le dimissioni proprio di Jole Santelli da vicesindaco del Comune di Cosenza, vice proprio di Mario Occhiuto. La spina che si stacca anche formalmente prima che sia l’altro a staccarla tagliando la corrente. Metti allora Salvini che considera fatti (o quasi) i giochi, al punto da potersi ormai sentire solo al tefono tra big. Metti l’aggressività inedita di Mario Occhiuto e le “minacce” transpartitiche del fratello e le dimissioni di Jole dal Comune e la somma si può anche agevolmente tirare. Il nome che è uscito dal tavolo precedente, con ogni probabilità, è proprio quello di Jole Santelli, coordinatrice regionale di Forza Italia. Dopo di che ci si è presi qualche giorno per una ragione molto semplice, tutta local. Affidare a Santelli la missione di far rientrare e convincere gli Occhiuto che star dentro è meglio che star fuori, soprattutto se a guidare la corsa c’è la vecchia amica Jole. Quale maggiore garanzia per le loro dinamiche politiche. E proprio qui, evidentemente, è cascato “l’asino” più amaro anche con risvolti spiacevoli a livello personale tra gli Occhiuto e Santelli. Missione evidentemente fallita quella dell’unità di Forza Italia (salvo clamorose sorprese) ma che non dovrebbe risultare fatale per la coordinatrice regionale, improbabile che il tavolo dei big abbia legato questo esito alla sua nomination. Semmai, se i toni anche inattesi dovessero intensificarsi da parte degli Occhiuto, si potrebbe assistere ad una campagna elettorale assai paradossale con botte da orbi proprio tra chi ha condiviso tutto, o quasi, in questi ultimi tempi. Condizione questa che poteva risultare vincente (e potrebbe ancora) per l’individuazione di una terza via, di superamento. Sia da dentro il partito che da fuori. Ma allo stato, a meno che non sia proprio Santelli a guidare l’operazione “terza”, non è chiaro quanto possa risultare più “unitaria” una nomination che a questo punto non troverebbe dentro né gli Occhiuto né la stessa Santelli, praticamente l’intero coordinamento regionale. Non a caso proprio Santelli avrebbe già potenzialmente ricevuto un ok di massima da gran parte dei consiglieri regionali (resta da capire come si orienterà Tallini) nonché della deputazione, fatta eccezione ovviamente per Roberto Occhiuto, chi l’avrebbe mai detto. Lo schema generale pare non proporre altre vie a meno che non si decida di rivedere la posizione di Santelli alla luce della violenta reazione dei fratelli Occhiuto. Provando così a limitare gli schizzi esagerati. Su questo “vagone” potrebbe salire il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ma anche un’altra via ancora che è civica ma con maglietta azzurra (il papà) a saperla rintracciare. E cioè Caterina Chiaravalloti, figlia di Peppino, presidente del Tribunale di Latina. Nomination indebolita però col passare dei giorni non solo perché rispondente a una quota residuale di Forza Italia in Calabria quanto perché, sussurra qualcuno, eccessivamente strumentalizzata dai fratelli Gentile che la “spingono” proprio contro il vertice regionale del partito di Berlusconi. Una faida tutta interna e calabrese che difficilmente Salvini potrà correre il rischio di far sua, di intestarsela, senza conoscerne nemmeno i contorni più profondi. Al punto che lo stesso leader della Lega potrebbe aver visto di buon grado l’investitura della massima carica calabrese di Forza Italia, la coordinatrice. Ribaltando solo e soltanto su Berlusconi la difficoltà e l’ambizione della corsa.
Mario Occhiuto, nel frattempo, va avanti. Lo aveva del resto annunciato nel suo post domenicale e rispondendo a domande di cronisti è andato oltre.

«Sono in campo, già da tempo, con un progetto inclusivo, aperto ai movimenti e alle forze civiche. Al mio progetto avevano, tra gli altri, aderito Forza Italia e l’Udc, ma io adesso resto in campo comunque – dice Occhiuto – con la mia proposta politica, incentrata sui temi della rivoluzione ecologica, un’azione di sistema sugli investimenti produttivi, la valorizzazione delle risorse locali con un orientamento creativo, che faccia funzionare le cose. Io sono stato investito della candidatura per il lavoro di concretezza fatto nella città di Cosenza – sottolinea Occhiuto – oggi riconosciuto anche a livello nazionale. Già da tempo lavoravamo alla composizione delle liste e adesso siamo partiti con la raccolta delle firme. Non sarebbe accettabile che io mi ritirassi per un diktat di forze politiche nazionali, – conclude Mario Occhiuto – è un’azione di prevaricazione che io non posso davvero accettare».

 

da “Il fatto di Calabria”

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