Gino Spolitu. Col senno di poi….

in ricordo

Non eri giornalista, non eri editore. O meglio tentavi di esserlo. Ci sei riuscito. Ti eri inventato comunicatore allo scopo di far sentire la tua voce. Ti sei inventato un giornale. Anzi due. Ma avevi il brutto vizio di trattare alla pari con giornalisti e collaboratori. Grosso errore. Hai fatto incazzare mezzo territorio. Se da una parte ti ammiravano per le tue battaglie dall’altra ti criticavano. Ma allo stesso tempo ti lasciavano l’onore delle armi in sconfitte non dovute a te, ma ad un sistema malato di burocrazia, di lentezze, di mafiosità. Ricordo le mie telefonate fatte per sollecitarti a mettere in regola i tuoi giornalisti, di sostenere i loro sforzi, i loro sacrifici. E rammento le tue, anche di buon mattino, quando mi chiedevi le ultime notizie. Ti è stato concesso di fare e disfare a tuo piacimento: ma forse proprio questo tuo modo di fare risultava apprezzabile. Come ti consigliavo così ti strigliavo. Macché: testardo come un mulo continuavi sulla tua strada. In questi anni sei diventato la coscienza di tutti noi: eri la voce distorta di un territorio. Dicevi ciò che la gente pensava. Urlavi ciò che la gente voleva: giustizia ed equità. Hai dato la tua parte. Ora riposati, leone.

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