Cetraro, via rianimazione. Sullo sfondo lo scontro politico Aieta-Aita e Cesareo-Pd

Mai fu mossa più azzardata e mal ponderata quella dei medici e personale di rianimazione. Hanno servito su un piatto d’argento una serie di motivi per mettere a punto la strategia politico territoriale su come sarà il futuro di Cetraro e della sanità in particolare. In un colpo solo sono state bruciate sul nascere le velleità sindacali di Angelo Aita (che nella nota di ieri sera cerca di placare gli animi e invita il ds Cesareo a tornare sui suoi passi) ma anche le legittime ambizioni di Graziano Di Pasqua, indicato come secondo candidato in pectore di Giuseppe Aieta. Il bravo e vulcanico dirigente scolastico rimasto stretto nella morsa dello scontro solo per essere il legittimo consorte della dirigente medico della rianimazione da ieri defenestrata. E quale occasione migliore per Cesareo (Tommaso) e il Pd di mettere in un angolo un altro candidato in corsa.

Giocano a fare i politici senza sapere (o meglio lo sanno, ma fanno finta di non sapere) che le strategie politiche si fanno senza clamore. Sottobanco. Non per niente stiamo assistendo al silenzio del Pd, che chiamato in causa fa orecchie da mercante. E ci risparmiassero i video sui social dove si apprezza il lavoro fatto, bla, bla bla. Lo scontro è ormai in fase acuta. E siamo solo agli inizi. E noi ignari spettatori di ciò che potrebbe diventare l’ospedale di Cetraro da qui a breve.

Scrivere che in rianimazione non c’è nulla che funzioni è stato un autogol senza precedenti. Cosa ci si aspettava, che il direttore sanitario acconsentisse a tutto ciò?

Come se sino a ieri il personale avesse vissuto in un un altro mondo, fatto di rose e fiori, con tecnologie all’avanguardia e dispositivi di eccellenza. Ma guarda caso lo sfogo dei medici e personale è arrivato proprio quando si sarebbero dovuti mettere a disposizione di quel centro covid ancora in fase embrionale, ma che presenta alcuni malati che non richiedono cure particolari. Illusi.

Antonello Troya

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