Covid-19 a Cetraro: quella voglia incontrollabile di negare la realtà

Che Cetraro, con la scelta scellerata di trasformare un reparto di pneumologia in un centro covid, sia diventato un focolaio “in pectore” di coronavirus, ormai è chiaro. Come è comprensibile, agli occhi degli sprovveduti che si continui a negare l’evidenza: se sicurezza esiste nei vari reparti, allora va potenziata. Se sicurezza deve essere allora che si metta in ordine l’iter per fronteggiare una simile emergenza. Stupisce il silenzio dei potentati della politica locale: da Giuseppe Aieta allo stesso sindaco Angelo Aita, il quale furbescamente affida ad un eroico Tommaso Cesareo, ex assessore e consigliere comunale la difesa d’ufficio dell’ospedale. Cesareo (Tommaso) non solo perde occasione per offendere con mezzucci subdoli i propri interlocutori, ma si eleva a unico possessore della verità: insomma se volete sapere cosa accade all’ospedale dovete chiedere a Cesareo (Tommaso), e viene quasi da pensare chi comandi veramente nella struttura pubblica, se Vincenzo o Tommaso. Il consigliere comunale con delega al “tutto” ipotizza la provenienza del virus dai paesi di origine degli infettati, scaricando la colpa su di loro, sugli infermieri, quelli che sono in prima linea, mica l’ospedale dove cova (eccome se cova). Quei poveri cristi mandati allo sbaraglio con pochi dispositivi e tanta voglia di scappare dal maledetto virus. Ma costretti ad andare a lavorare. Costretti anche se si è in quarantena imposta dalla legge. Basta una lettera di ritorno in servizio e tutto si è risolto, anche se sei stato vicino ad un infetto, tuo fratello, anche se asintomatico. Come avverrà oggi con il professionista di Belvedere. E tutto tace. Tacciono i sindaci, tacciono le autorità, tacciono gli operatori che passano dal Pronto soccorso al centro covid, dalla medicina agli  altri reparti. Tanto la colpa è degli operatori sanitari. Chissà dove si sono infettati “e ce lo portano a Cetraro”. E questo è un problema serio. Con buona pace di tutti.

Antonello Troya

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