Assembrati e senza mascherina bevevano birra davanti ad una pizzeria in violazione delle norme vigenti sul contenimento del Covid 19. Dieci persone sono state sorprese dai carabinieri della compagnia di Corigliano che hanno sospeso l’attività del locale di Schiavonea, frazione di Coriglian Rossano, e sanzionato il proprietario. Alla vista dei militari, gli avventori si sono dileguati, abbandonando le bottiglie di birra sul posto, mentre il proprietario è stato identificato. La sua attività è stata sospesa e il commerciante è stato sanzionato per la violazione delle prescrizioni relative all’apertura del locale oltre l’orario consentito e alla somministrazione e consumazione di bevande nei pressi dell’esercizio. E’ in corso l’identificazione degli avventori grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, poste nella zona. I materiale è, al momento, al vaglio dei carabinieri.

fonte ANSA

Si sono avvalse della facoltà di non rispondere alle domande del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Marina Russo due delle tre persone arrestate per lo scandalo della distruzione e soppressione di cadaveri e la violazione dei sepolcri all’interno del cimitero di Tropea. Si tratta di Francesco Trecate, custode del cimitero e dipendente comunale e Roberto Contartese, mentre ha risposto alle domande Salvatore Trecate che ha respinto le accuse di distruzione dei cadaveri poi dati alle fiamme. Sul fronte politico, intanto, l’assessore ai Servizi cimiteriali del Comune di Tropea, Erminia Graziano promette un’indagine interna su tutte le estumulazioni avvenute negli ultimi anni nel cimitero.

Noi ne abbiamo parlato con la giornalista Francesca Lagatta (LaCnews24 e Fanpage) che si è recata sul posto

I Carabinieri e la Guardia di finanza hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 45 persone nelle province di Salerno, Brescia, Napoli, Caserta, Cosenza e Taranto: le accuse sono associazione per delinquere con l'aggravante del metodo mafioso finalizzata alle frodi in materia d'accise e iva sugli olii minerali, intestazione fittizia di beni e società, e truffa ai danni dello Stato. I carabinieri del Comando provinciale di Salerno e i militari della Gdf di Salerno e Taranto stanno conducendo in tal senso un'operazione coordinata dalle direzioni distrettuali Antimafia di Potenza e Lecce ed eseguendo due ordinanze applicative di misure cautelari personali e reali emesse dai rispettivi gip. Altre 71 inoltre le persone denunciate a piede libero nell'ambito delle stesse indagini. Le attività investigative hanno dato modo di accertare l'infiltrazione del clan dei Casalesi e del clan Cicala nel lucroso mercato degli idrocarburi nei territori del Vallo di Diano (Salerno) e del Tarantino. 

 

“Il tempo si sta mostrando galantuomo. Negli anni tra il 2005 e il 2007, da PM nell’ambito dell’indagine Poseidone sulla depurazione delle acque, rifiuti e gestione del denaro pubblico in altri settori vitali della Regione Calabria, indagai, tra gli altri, per fatti gravi, l’allora segretario nazionale dell’UDC, Lorenzo Cesa, unitamente all’allora parlamentare e sottosegretario di Governo Giuseppe Galati. Mentre ero in procinto di procedere anche alla richiesta di misure cautelari il Procuratore della Repubblica, invece di sostenermi, mi revocò l’indagine perché iscrissi nel registro degli indagati anche il parlamentare Giancarlo Pittelli, all’epoca coordinatore regionale di Forza Italia. Senza voler entrare nel merito delle indagini degli ultimi tempi, a cui va il mio sostegno, Cesa, ancora come allora segretario nazionale dell’UDC, viene oggi indagato per fatti altrettanto gravi; Galati è stato in tempi recenti anche coinvolto in indagini per fatti gravissimi; Pittelli è stato arrestato nel dicembre del 2019 per associazione mafiosa. Abbiamo perso dieci anni, quante ne hanno fatte loro ed altri in questi anni ai danni della Calabria e dei calabresi.”

Lo afferma in una nota Luigi de Magistris

 

Sette ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite stamattina nei confronti di altrettante persone accusate di spaccio di droga e detenzione di armi. Gli arresti vengono eseguiti a Trani, Siderno (Rc) e Foggia. L’indagine “Knockout” dei carabinieri è coordinata dalla pm della Direzione distrettuale Antimafia di Bari Daniela Chimienti.

Due dei sette arrestati, già destinatari di una misura cautelare eseguita nel giugno 2019 nei confronti di pregiudicati di Trinitapoli, sono ritenuti vicini al clan Carbone-Gallone. Le indagini sul gruppo tranese sono partite due anni fa da un grosso sequestro di droga e armi da guerra.

 

Fonte agenzie

 

Nel fine settimana, a Scalea, i militari della Sezione Radiomobile hanno tratto in arresto due giovani di Scalea G.R. e P.A., entrambi 27enni, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina.

I fatti risalgono alle ore 11:00 circa di sabato 08 gennaio 2021 quando i militari hanno fermato i due scaleoti, a bordo dell’autovettura di uno dei due, in una via periferica della città. Insospettiti dall’ingiustificato stato di agitazione di entrambi, i Carabinieri hanno proceduto ad una perquisizione personale e veicolare rinvenendo, occultati nell’abitacolo dell’autovettura e precisamente nella cuffia della leva del cambio, un sacchetto trasparente contenente 150 grammi di cocaina.

Le analisi condotte con celerità dal Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti dell’Arma dei Carabinieri hanno permesso di accertare che dal quantitativo di sostanza stupefacente sequestrata, sulla base del principio attivo contenuto nello stesso, avrebbero potuto essere ricavate circa 876 dosi, da destinare alla vendita al dettaglio, per un volume d’affari superiore ai 10.000 euro.

Informata la Procura della Repubblica di Paola, i due giovani sono stati dichiarati in arresto e condotti presso la Casa Circondariale di Paola. Nel corso dell’udienza di convalida, svoltasi ieri 12 gennaio 2021, l’arresto è stato convalidato ed è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari.

 

La Sesta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, ha fissato le prime udienze di discussione per il processo cd “Re Nudo”, indicando, rispettivamente, la data del 7 aprile prossimo per la posizione di Mandato, difeso dall’avv. Luigi Crusco e, attualmente, sottoposto all’obbligo di presentazione alla pg, nonché quella del 28 aprile per Coccimiglio Antonia, difesa dagli avvocati Francesco Liserre e Amedeo Valente, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari a seguito del provvedimento del Tribunale del Riesame che ne aveva disposto la scarcerazione.

Nel primo pomeriggio di sabato 09 gennaio 2021, a Scalea, i militari della Sezione Radiomobile di Scalea hanno arrestato per evasione B.T.I. rumeno di 19 anni, ristretto ai domiciliari a seguito dell’arresto, operato poco prima di Natale sempre dai Carabinieri del locale Comando Compagnia, per furto in un’abitazione di un complesso residenziale estivo scaleoto.

I fatti risalgono alle ore 14:00 circa quando i militari, durante un normale controllo agli arrestati domiciliari, hanno accertato l’assenza del cittadino rumeno dall’interno del proprio domicilio e luogo di detenzione. Dopo una tempestiva attività di ricerca, i Carabinieri hanno rintracciato il giovane all’interno di un’altra abitazione, posta nello stesso stabile, in compagnia di una donna anch’essa agli arresti domiciliari. Il ragazzo ai militari ha fornito delle giustificazioni ritenute poco plausibili e pertanto è stato condotto in Caserma per gli accertamenti del caso.

Informata la Procura della Repubblica di Paola, il prevenuto è stato dichiarato in stato di arresto. Nel corso dell’udienza per rito direttissimo, svoltasi nella mattinata odiernapresso il Tribunale di Paola, l’arresto è stato convalidato e l’uomo è stato tradotto nuovamente agli arresti presso il proprio domicilio.

Nell’ambito dei servizi di controllo economico del territorio, i Finanzieri del Gruppo Cosenza, su segnalazione della locale Questura, hanno scoperto e sequestrato una fabbrica clandestina per la produzione di grappa, allestita all’interno di un’unità immobiliare sita nella città brutia, completa di ogni apparecchiatura e perfettamente funzionante. Il titolare della distilleria è stato identificato in un soggetto di nazionalità cinese già noto alle Forze dell’ordine in quanto gravato da numerosi precedenti di polizia, tra cui istigazione alla corruzione (per il quale in passato è stato anche tratto in arresto), violenza a pubblico ufficiale e reiterata guida senza patente. Nel corso della perquisizione d’iniziativa, sono stati rinvenuti oltre 50 quintali tra prodotti alcolici di contrabbando già pronti per la vendita, contenuti all’interno di 400 damigiane, e materie prime in attesa di lavorazione, quali principalmente miscugli di acqua e vinacce contenuti in fusti e botti. L’impianto di produzione abusivo era composto da un alambicco artigianale in acciaio di rilevanti dimensioni, posizionato sopra ad un bruciatore e collegato mediante un tubo in gomma ad una serpentina di raffreddamento. Sono state rinvenute, altresì, decine di bombole di GPL utilizzate per alimentari i fornelli a gas. Il soggetto non è stato in grado di fornire alcun tipo di autorizzazione amministrativa, necessaria per la produzione delle bevande alcoliche, né tantomeno le preventive comunicazioni all’Amministrazione Finanziaria, indispensabili per la detenzione delle apparecchiature da utilizzare per la lavorazione delle materie prime. Questi obblighi di legge sono stati introdotti dalla normativa di settore per evitare il rischio che il processo di distillazione “non autorizzato” possa generare delle impurità nell’alcool che renderebbe, a sua volta, le bevande liquorose pericolose per la salute dei consumatori. All’esito del servizio si è proceduto al sequestro del compendio dei beni utilizzati per la fabbricazione dei prodotti alcolici, alla messa in sicurezza dell’immobile mediante il trasferimento delle bombole di GPL ad altro sito autorizzato ed alla denuncia a piede libero del trasgressore alla Procura della Repubblica di Cosenza. Sono in corso ulteriori accertamenti volti all’individuazione dei clienti dell’indagato, nonché alla ricostruzione dei proventi derivanti dall’illecita attività. L’intervento della Guardia di Finanzia testimonia il costante impegno del Corpo nel contrasto dei reati economico finanziari, al fine di preservare la libera concorrenza sul mercato e tutelare i consumatori.

 

Il dottore Lucio Marrocco, 56 anni, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Prevenzione e Protezione ambientale dell’azienda ospedaliera di Cosenza è stato trovato senza vita nella tarda serata di ieri. Il dottor Marrocco, dal 28 dicembre era il responsabile della campagna vaccinale anti-Covid sul personale sanitario dell’ospedale Annunziata. “Questo vaccino efficace al 95% – aveva dichiarato il medico in occasione del Vaccine Day – sarà tanto maggiore a livello di protezione quante più saranno le persone vaccinate”.

Ieri sera, intorno alle 22, il triste epilogo di una vita spesa per il prossimo. Un gesto che nessuno si sarebbe mai aspettato. Marrocco si è suicidato lanciandosi dal balcone del palazzo di via Siniscalchi dove risedeva con la famiglia. A notare il suo corpo sul manto stradale sarebbe stato un passante. Immediato l’intervento delle pattuglie della squadra volante della Questura. Originario di Frosinone, l’uomo viveva con la sua famiglia. Sotto shock la moglie, Simona Loizzo, dirigente medico ospedaliero nella stessa struttura, e tutti i suoi colleghi. Il dottor Marrocco era molto conosciuto e stimato. Nell’ultimo periodo, con gentilezza e professionalità, aveva aveva raccontato ai giornalisti le fasi della campagna vaccinale che stava organizzando sul territorio di Cosenza.

Fonte e foto Calabria7

E’ in pieno svolgimento una operazione di polizia giudiziaria effettuata dai Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia guidata da Giovanni Bombardieri, e seguita personalmente dai pubblici ministeri Musolino ed Ignazitto. Il provvedimento cautelare riguarderebbe 19 persone in tutto.

Secondo le prime parziali informazioni apprese, sarebbe stato inferto un duro colpo ad una cosca di ‘Ndrangheta operante città di Reggio Calabria, e che abbraccia anche la periferia sud, al cui interno vi sarebbero membri appartenenti a famiglie che sembravano ormai storicamente tramontate. Ed invece, secondo primissime notizie, sarebbero tornate prepotentemente in gioco. Le accuse sono, a vario titolo, fra l’altro di associazione mafiosa ed estorsione.

 

 

È emergenza Covid nel reparto Dialisi dell'ospedale di Taurianova, che serve un bacino di una cinquantina di pazienti residenti nella Piana di Gioia Tauro. Undici pazienti, cinque infermieri e una oss sono risultati positivi al Covid, mentre si attendono i risultati di altri 32 tamponi già eseguiti su altrettanti pazienti.

La situazione è all'esame dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, che sta cercando di intervenire soprattutto per potenziare il personale infermieristico in modo da garantire continuità assistenziale ai pazienti, visto che il servizio di dialisi non può essere interrotto. Il primario del reparto, Vincenzo Bruzzese, è in continuo contatto con i vertici dell'Azienda sanitaria per capire come si possa risolvere la situazione. Preoccupazione è stata espressa anche dal sindaco di Taurianova, Roy Biasi.

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