‘L’Anima nera’? dell’Italia del dopoguerra: Federico Umberto D’Amato, la spia raccontata nel libro di Giacomo Pacini, presentato al Corso di Laurea di Intelligence all’Unical

Depistaggio e disinformazione. Federico Umberto D’Amato era una spia. Ufficialmente era un funzionario pubblico (dipendente del ministero degli interni), ma in realtà era una spia. Una di quelle con capacità di gestire un potere enorme, straordinario, esercitato sottobanco, controvento, a partire dal dopoguerra.

Lo scrittore Giacomo Pacini lo ha inquadrato nel suo libro “La spia intoccabile - Federico Umberto D'Amato e l'Ufficio Affari Riservati”, presentato in streaming al “Corso di Laurea di Intelligence e analisi del rischio”. Pacini spiega chi fosse questa spia e quale ruolo avesse all’Ufficio Affari Riservati (Uar), di cui fu il responsabile per parecchi anni. Ad aprire i lavori il coordinatore del corso di Laurea, il prof. Mario Caligiuri (nella foto in basso), che ha spiegato le linee guida del libro di Pacini. Soprattutto del ruolo che ebbe D’Amato in Italia e degli interventi dell’ufficio affari riservati (Uar) in Italia e nel mondo. Un organismo che depistava e reggeva le sorti di una nazione che usciva da un periodo bellico che l’aveva piegata.

Mario Caligiuri

E quindi pronta di riprendere quel ruolo di spartiacque tra Oriente e Occidente. Un ufficio ritenuto responsabile tra le più ordite e spregiudicate opere di spionaggio tra partiti politici, movimenti extraparlamentari e sindacati. Qui parliamo di estremisti di destra, anarchici che hanno dettato le regole per parecchi decenni. Nell’ombra. Come il settore dei servizi segreti prevedeva. E che ha organizzato stragi e piazzato bombe tanto per destabilizzare il “sistema”. Un “doppio Stato” dettato da un uomo, D’Amato, “cerniera” tra l’Italia e i servizi segreti atlantici, con lo scopo di sovvertire lo stato sociale e militare. Non golpe ma uno “Stato parallelo” che agiva in un modo del tutto autonomo. Con una legittimità che non possedeva perché non esisteva. Pacini ha parlato del protagonista del suo libro come una “anima nera” della Repubblica che tutti temevano perché possessore dei segreti dell’Italia del potere. Un maestro dell’Intelligence Federico Umberto D’Amato, con pari peso di rispetto in casa nostra come al di là dell’Atlantico. Un seminario che gli studenti hanno apprezzato in modo particolare, per i temi trattati e per gli interventi qualificati di Alessandro Giacone e Miguel Gotor che sono succeduti.

Antonello Troya

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