Finisce il governo Conte bis. Non basta l'apertura di Giuseppe Conte a un "patto di legislatura": Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva dal governo.

Si apre una crisi di governo, che deve essere ancora ufficialmente formalizzata, dagli sbocchi ignoti. E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace. A sera, aprendo il Consiglio dei ministri, il premier annuncia di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Le parole sono come pietre. Parla di "grave responsabilità" e "notevole danno al Paese" prodotto da un gesto che non può essere sminuito. Afferma di aver cercato "fino all'ultimo utile" il dialogo ma il terreno è stato "disseminato di mine".

Chiama la sua squadra a testimone e dal Cdm arrivano i tweet all'unisono dei ministri M5s, Pd e Leu. "#AvanticonConte", è l'hashtag. Lo twitta dal Pd anche Nicola Zingaretti: "Ora è a rischio tutto, è una scelta incomprensibile", è il suo attacco a Renzi.

All'ora di pranzo, ricevendo Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva chiesto di più: uscire velocemente dall'incertezza politica, per affrontare al meglio la pandemia. A sera, l'emergenza è anche politica. Ora, dice dal Pd Andrea Orlando, è giusto che, come chiede l'opposizione, Conte riferisca in Parlamento ma aggiunge che l'esecutivo non può essere sostenuto da una nuova maggioranza "raccogliticcia". E il vicesegretario Dem non esclude a priori il ritorno alle urne, "ma non in tempi brevi". Il premier si prende ancora qualche ora di riflessione prima di salire al Colle per comunicare al capo dello Stato le sue determinazioni. Ma a sera, l'ipotesi che accetti l'offerta di Renzi - reiterata dopo le dimissioni delle ministre - di aprire un tavolo per un governo Conte ter, sembra remota. Anche perché gli alleati sono furiosi con l'ex premier. Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e l'intero Pd, si spendono per l'ultima mediazione. I contatti telefonici per tutto il giorno sono frenetici. Renzi e Conte non si sentono, ma i pontieri tessono la tela. E all'ora di pranzo il premier va al Quirinale, per informarlo della situazione politica. Ne esce sorridente, si concede una passeggiata in via del Corso e selfie con i passanti, poi a telecamere accese dichiara di essere pronto a lavorare "fino all'ultimo minuto" per "rafforzare la maggioranza". L'offerta a Renzi è scrivere in tempo breve il patto di legislatura. Il non detto è il possibile rimpasto. Ma c'è di più: Conte afferma che si può andare avanti "solo con il sostegno di tutta la maggioranza". E' il modo per sgombrare il campo dall'accusa di Renzi di puntare a un'intesa con un gruppo di responsabili che sostituiscano Iv: la maggioranza deve essere "solida", non può "prendere un voto qua e là". E' l'apertura massima, annotano dal Pd.

Dopo le 18, quando Renzi si presenta in conferenza stampa con quasi un'ora di ritardo, ha al suo fianco Teresa Bellanova, Elena Bonetti, Ivan Scalfarotto, i tre membri del governo di Iv. I volti sono tirati. Il ritardo lo spiega subito il senatore di Rignano: "Annunciamo le dimissioni delle ministre e del sottosegretario con una lettera inviata al premier", dice a bruciapelo. Gela tutti. Iv, spiega, si aspettava la formalizzazione del problema politico "nelle sedi istituzionali": "Il re è nudo, c'è un vulnus democratico". I renziani si aspettavano che il premier annunciasse di essere pronto a dar vita al Conte ter, un nuovo governo con piena discontinuità (e il passaggio da elezioni lampo). Il senatore spiega che è una questione di metodo, ma anche di merito perché Iv chiede il Mes e anche sui Servizi Conte non può avere "pieni poteri". Al professore Renzi non chiude la porta: un Conte ter è ancora possibile, "nessuna pregiudiziale né sulle formule né sui nomi". Esclude il voto, nega (ma non esclude) una spaccatura di Iv con il sostegno di alcuni responsabili a Conte e assicura che non appoggerà mai un governo col solo centrodestra. Per il resto, dice in conferenza stampa, tutto è possibile: resta Conte, si nomina un nuovo premier con la stessa maggioranza, o con un'altra maggioranza.

Il pensiero va alle larghe intese invocate in giornata anche da Beppe Grillo, in nome della necessità di aprire l'era dei "costruttori" (ma il fondatore M5s precisa: lo guidi Conte). Renzi scommette che Conte non abbia una maggioranza alternativa con i responsabili: "Non oggi, domani vediamo ma noi siamo pronti ad andare all'opposizione". Ma, nella partita che adesso si apre, il leader di Iv appare isolato. "E' un grave errore di qualcuno, che pagheremo tutti", sentenzia dal Pd Andrea Orlando. Zingaretti convoca nelle prossime ore un gabinetto politico. I Cinque stelle assicurano: stiamo con Conte e domani i vertici si riuniranno per fare il punto. Le dimissioni delle ministre Iv a sera sono formalizzate. Il premier può assumere l'interim o andare al Quirinale ad aprire la crisi. Il centrodestra unito chiede il voto e si dice indisponibile a sostenere governi "di sinistra". Ora si è davvero "al buio".

f onte e foto Ansa.it

 

 

Martedì il Recovery plan, poi il tavolo per il patto di legislatura e un corposo rimpasto. Ecco l'offerta finale a Matteo Renzi.

Giuseppe Conte la mette sul tavolo. Se Iv la respingerà - è il sottotesto - è pronta la sfida in Aula, in nome del "bene comune" e del servizio al Paese. Le posizioni restano distanti: a Italia viva le parole del premier non sembrano bastare, i renziani invocano "risposte" e restano pronti alla rottura, con le dimissioni delle due ministre Iv. Il Pd, ma anche il M5s e Leu, spingono per l'accordo, senza più rinvii. E provano a spuntare le armi al logoramento di Renzi. E' l'ultima chiamata, sembra avvertire il premier in un lungo post su Facebook. Al centro Conte pone il piano vaccini ("Siamo primi in Europa") per un Paese "sfibrato" e la cui "tenuta" è "a rischio". Arriverà già la prossima settimana in Cdm, annuncia, non solo un Recovery plan che è patrimonio "di tutto il Paese" ma anche un nuovo scostamento di bilancio - che dovrà essere votato a maggioranza assoluta in Parlamento - per finanziare un altro decreto ristori. La mano tesa è nel lavoro in corso per recepire le richieste dei partiti sul Recovery, con un rafforzamento del capitolo sanità (per 'sminare' il Mes), ma anche di quelli scuola e digitalizzazione delle imprese. Ed è nella volontà dichiarata di "rafforzare la coesione delle forze di maggioranza e la solidità della squadra di governo" (i partiti leggono: rimpasto). Sulla base del "contributo di tutti" i partiti il premier annuncia che sta preparando "una lista di priorità" per il prosieguo della legislatura da discutere con la maggioranza, per "superare le fibrillazioni". Ma poi c'è l'avvertimento: a chi gli chiede "pazienza", il premier dice di essere "impaziente" di lavorare "per il Paese". Se la condizione di Renzi è che il premier si dimetta per dar vita a un Conte ter, è una condizione ritenuta non accettabile. "Fino all'ultimo lavorerò per il bene comune e non per il mio utile personale e farò ogni sforzo possibile per assolvere questo delicato incarico con "disciplina e onore"", dice il premier con parole che - ricorda qualcuno - riecheggiano quelle dette prima di andare al Colle, dopo lo strappo di Salvini. 

Matteo Renzi convoca la cabina di regia di Italia viva e i gruppi parlamentari di Camera e Senato. "O il governo accelera e va veloce, oppure non ha senso che ci stiamo: non vogliamo la crisi, vogliamo la stabilità, ma non vogliamo l'immobilismo, dice per l'ennesima volta."Un conto è la stabilità, un conto l'immobilismo: l'immobilismo non è un valore", avrebbe sottolineato.  "Se non piacciono le idee che proponiamo al punto da non aver nemmeno risposto, siamo pronti ad "andare all'opposizione", sarebbe stato il ragionamento ribadito dall'ex premier. Ma anche l'invito a Conte: finisca rapidamente di scrivere il Recovery plan, ci mandi una copia e poi di corsa in Cdm. E ancora: "Non vogliamo consegnare il Paese alla destra".

 ansa.it

 

“Scioglierò la riserva entro il 20 gennaio. Al momento non c’è nulla di concreto, è un’ipotesi ma sono rimasto sorprendentemente colpito in positivo dalle tante sollecitazioni che mi sono venute”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a Tagadà su La7, in merito a una sua possibile candidatura alla presidenza della Regione Calabria. De Magistris, nel sottolineare che “non è una scelta facile anche sul piano personale”, ha tuttavia evidenziato che è un’ipotesi che lo affascina. “Ho un grande amore per quella terra – ha affermato – che dopo Napoli è la mia seconda casa”.

Rispetto alla contrarietà espressa da esponenti del Pd calabrese in relazione a una sua possibile candidatura, de Magistris ha detto: “Questo può essere un elemento in più per candidarmi”.

“Se dovessi decidere positivamente – ha spiegato – lo farei come ho sempre fatto: pensando alla gente, ai cittadini, alla voglia di riscatto, alle tante risorse calabresi e lo farei fuori da schemi politici tradizionali e come persona diversa rispetto a un certo ceto politico che ha distrutto quella terra. Se dovesse andare in porto sarà un’esperienza che coniugherà rottura del sistema e capacità di governo”.

 

Il Tar della Calabria ha accolto la richiesta di sospensione dell'ordinanza di chiusura delle scuole elementari e medie emanata dal presidente facente funzioni della Calabria, Antonino Spirlì lo scorso 5 gennaio, mentre gli effetti del provvedimento rimangono validi per le scuole superiori. Il ricorso era stato presentato dopo la presentazione lo scorso 5 gennaio dell'ordinanza di chiusura disposta dal presidente Spirlì che sospendeva le lezioni nelle elementari e medie fino al 15 gennaio e nelle superiori fino al 31.

Per gli studenti delle scuole superiori i giudici amministrativi si esprimeranno il prossimo 10 febbraio. 
    "Il Tar manda i più piccoli a scuola e lascia a casa gli studenti delle superiori. Ci opporremo! Per noi, tutti a casa, in sicurezza e in dad". Lo ha detto il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, commentando sulla sua pagina facebook la decisione del Tar che ha sospeso parzialmente l'ordinanza con la quale si disponeva, in Calabria, la chiusura delle scuole elementari e medie fino al 15 di gennaio e le superiori fino al 31 gennaio. Il ricorso che ha portato al pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale era stato presentato dall'avvocato Paolo Perrone su incarico di un gruppo di genitori

Nuove misure anti-Covid dal 7 al 15 gennaio. Il weekend del 9-10 sarà "arancione" per tutta l'Italia, negli altri giorni fascia "gialla rafforzata". E' uno scontro quasi all'arma bianca, segno della profonda tensione di questi giorni, quello che ha luogo nel Consiglio dei ministri notturno chiamato a dare il via libera al nuovo decreto anti-Covid che entrerà in vigore il 7 gennaio. E' la scuola, ancora una volta, il terreno dello scontro.

Dopo una giornata di tensione tra governo e Regioni sulla data del 7 gennaio il capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, propone di rinviare l'apertura almeno a partire dal 15 gennaio. Le ministre di Italia Viva non ci stanno così come la titolare dell'Istruzione Lucia Azzolina. E nel mirino del M5S, ad un certo punto, finisce anche il ministro dei Trasporti Paola De Micheli. La riunione dura quasi tre ore: ha inizio poco prima delle 22, sebbene diversi ministri giungano a Palazzo Chigi alle 21. Il decreto sulle restrizioni in vigore dal 7 al 15 gennaio - con il weekend del 9-10 "arancione" e una fascia "gialla rafforzata" negli altri giorni - era ormai pronto. 

Ma il Pd, al tavolo del Cdm, esprime una linea già emersa nel pomeriggio dal segretario Nicola Zingaretti: sulla scuola è necessario un rinvio. Franceschini pone il tema come una "questione politica". E la data più adeguata per riaprire le superiori in presenza (al 50%), secondo i Dem, sarebbe quella del 18. "Il rinvio è segno di un caos inaccettabile. Non si doveva arrivare a questo punto quando lo abbiamo detto da mesi che le scuole avrebbero riaperto a gennaio", sbottano le ministre renziane Teresa Bellanova e Elena Bonetti proprio mentre in tv Matteo Renzi torna ad attaccare frontalmente il premier Giuseppe Conte. Il clima si fa tesissimo. E il M5S se la prende anche con De Micheli. "L'organizzazione dei trasporti è stata totalmente assente", sottolinea una fonte di governo pentastellata. 

Alla fine la mediazione cade sull'11 gennaio. Il Cdm dà il via libera al decreto che dal 7 gennaio entrerà in vigore introducendo, tra l'altro, un Rt più rigido per la classificazione di rischio regionali. E anche sui vaccini il decreto introduce una norma secondo cui, qualora un paziente non in condizione di esprimere il consenso libero alla somministrazione sia privo di un tutore legale, sarà il giudice tutelare a rinviare al direttore sanitario o responsabile medico la decisione della somministrazione. Ma lo scontro sulla scuola rischia di essere un'ulteriore coda velenosa dell'aria di pre-crisi che si respira nel governo.

fonte e foto ansa

 

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