Ritengo opportuno portare a conoscenza dei cittadini di Belvedere la situazione relativa alle tariffe del servizio idrico integrato, vista la polemica che è stata fatta in merito al loro aumento.

E’ giusto che voi sappiate soprattutto il perché di questo aumento; le tariffe del servizio idrico nel nostro comune sono ferme dall’anno 2012 e mai l’Ente si è adeguato al sistema tariffario ARERA, che dall’anno scorso è diventato un obbligo normativo, pena ingenti sanzioni a carico dei comuni inadempienti.

Ciò ha comportato, ovviamente, un incremento a carico dei contribuenti, incremento che se si fosse spalmato negli ultimi 8 anni sarebbe stato ripartito nelle diverse annualità e avrebbe pesato molto meno sulle bollette dei cittadini, anziché gravare esclusivamente sull’annualità 2020.

E’ da precisare, inoltre, che tale incremento non è causato dal dissesto finanziario, come molti stanno diffondendo, ma esclusivamente da un obbligo normativo in vigore dall’anno scorso, che avrebbe comportato un incremento delle tariffe a prescindere dalla situazione finanziaria dell’ente.

Nonostante ciò gli uffici hanno dato la possibilità di rateizzazione a tutti i cittadini che ne facciano richiesta, proprio per venire incontro alle loro esigenze soprattutto in questo momento di crisi economica.

Ritengo precisare, infine, che a causa di problemi tecnici nella bollettazione effettuata da parte dalla Tesoreria e dal sistema postale, le bollette riportano la scadenza di gennaio, ma come già indicato nella seconda pagina della bolletta e così comunicato dagli uffici competenti, nel caso di recapito della fattura oltre la scadenza i pagamenti si ritengono comunque regolari e non sarà applicata nessuna sanzione.

dr. Vincenzo Cascini, sindaco di Belvedere M.Mo

Questa amministrazione è solo confusione, fumo e passerelle inutili.Siamo alla vigilia del secondo anno di mandato di questa amministrazione, di cui uno - purtroppo -passato nel disastro mondiale della pandemia. Una situazione che politicamente è stata, però, la salvezza di questa maggioranza, la loro ancora a cui aggrapparsi per dire che se le cose non vanno bene è colpa della pandemia.

 E’ la solita menzogna politica per nascondere una inconsistenza dell’azione amministrativa che non ha precedenti e per promettere che nel prosieguo del mandato si farà questa o quella cosa. Ma non è così, è la solita bugia e promessa elettorale. Perché a Diamante, con certi politici, si è sempre in campagna elettorale: Comune, Provincia, Regione, Camera, Senato, Amministrazione di condominio, Consiglio d’Istituto scolastico…e chi più ne ha più ne metta.

Una amministrazione che si era presentata ai cittadini, dopo l’elezione, nel segno di quella che irriguardosamente, a nostro giudizio, avevano definito la loro stella. La guida al quale ispirarsi: quella del compianto amico Ernesto Caselli, che era uomo di “porto”, avendo avuto il coraggio di rivendicare e di volere quel porto che era allora in campo. Oggi invece tra questi signori, direttamente o indirettamente, c’è di tutto.

Chi vuole quel porto (magari per amicizia); chi lo voleva prima, lo ha combattuto poi e cerca un accordo ora (magari per interessi…e non certo della collettività). C’è chi lo ha promesso in dote, quello o un'altra cosa simile, ad amici o sostenitori (ma non ha ancora capito che non si può); c’è chi da postazioni diverse, anche nelle amministrazioni passate, diceva che bisognava assolutamente evitare il contenzioso che invece ora si sta consumando. E c’è poi chi cerca di prendere in giro la gente, dicendo che tutto è risolto ed invece la situazione è ferma al palo. E nonostante le chiacchiere fatte sui giornali o nelle dirette la realtà è che i cancelli sono chiusi e la comunità di Diamante non si è riappropriata di un bel niente. Solo chiacchiere, solo bugie.

Ma soprattutto era uomo di popolo Ernesto Caselli e non stava rinchiuso nei palazzi del potere.

Era colui il quale voleva fare di Diamante un centro di aggregazione di giovani e meno giovani nella spensieratezza e nel divertimento sempre nel rispetto delle regole. Non voleva, specie d’estate, il “coprifuoco” che è stato imposto da questi signori. E non ora in pandemia, ma già nel corso della prima estate di amministrazione Magorno, quando di virus neanche si parlava. Abbiamo assistito a scene da film in cui amministratori la sera si vestivano da sceriffi con la stella di cartone sul petto e guidavano i vigili – ahi loro – per le vie del paese esponendoli ed esponendosi ai sorrisi sarcastici della gente. 

E se poco meno di due anni fa accadeva questo, oggi si fa anche peggio. Se possibile.

Nelle dirette di qualche settimana fa il Sindaco si scagliava contro il governo (ma quello era il Governo Conte, non più il suo !) per le misure restrittive che colpivano anche realtà, come la nostra, ben diverse da quella dei “Navigli” di Milano, diceva. E ora invece emana una nuova ordinanza in cui alle restrizioni del Governo, aggiunge il divieto di vendita di alcolici e superalcolici a tutti gli esercizi commerciali. Anzi no, alcuni possono venderne, ma solo se il cliente dichiara che non lo consuma in luogo pubblico (?). Su certe affermazioni - ahi noi scritte e quindi ufficiali - sta ridendo tutta Italia e non solo.

Come ha detto qualcuno: non si capisce se stiamo combattendo il virus o la cirrosi epatica. Se si beve una birra o un aperitivo alcolico in luogo pubblico o aperto al pubblico, si rischia il contagio. E se io cittadino, bevo una qualsiasi altra bibita o un aperitivo analcolico, invece no? Ci sembra quantomeno bizzarro, a meno che il Comitato Tecnico-Scientifico del Comune di Diamante abbia fatto qualche scoperta che il mondo scientifico mondiale ancora non conosce. Diteci voi se questi amministratori non sono in confusione totale!

 

Gruppo consiliare Siamo Voi

 

Il consiglio comunale di Acquappesa dichiara il dissesto finanziario. Probabilmente, uno dei pochi casi in cui, il default, arriva non tanto per i debiti, quanto per i troppi crediti.

A dichiararlo è il sindaco Francesco Tripicchio, il quale tiene subito a precisare: “Una scelta di responsabilità, giunta dopo alcuni mesi di riflessione, rispetto alla quale non ci siamo voluti tirare indietro, se non prima di aver avuto la certezza che quasi nulla sarebbe cambiato per i nostri concittadini, sia sotto l’aspetto della pressione fiscale, che per quanto riguarda i servizi. Infatti, gli squilibri strutturali del bilancio, non influiranno in alcun modo sulle tasche degli acquappesani e né sui servizi che, il Comune, offre loro”.

Ma come e quando nasce questo dissesto, lo spiega lo stesso Primo cittadino: “Non è sicuramente una situazione che nasce oggi, ma, con estrema onestà, serve dire che non è nata nemmeno lo scorso anno e nemmeno nella precedente consiliatura. Il tutto, si protrae, purtroppo, da decenni. Anzi, in base al percorso che siamo riusciti a ricostruire, con non poca fatica, possiamo tranquillamente affermare, che, il dissesto finanziario, parte dagli inizi del 1990, se non addirittura prima, allorquando le normative economiche e finanziarie degli enti locali non erano sottomesse a paletti e rigide limitazioni. Normative che, nel corso degli anni, sono divenute sempre più restrittive, camminando di pari passo con il taglio delle risorse e dei trasferimenti, da parte dello Stato.

Basti ad esempio pensare, che, la legislazione vigente, quando parla di fase accertativa, impone, all’ente, l’iscrizione dell’accertamento quando si manifesta il titolo giuridico ed obbliga di sottoporre lo stesso ad adeguato accantonamento nel fondo crediti di dubbia esigibilità. Avremmo potuto iscrivere il nuovo canone di concessione termale in fase di definizione o altre procedure in entrata in fase di predisposizione, ma non lo abbiamo fatto, proprio perché i bilanci devono essere veritieri.

In aggiunta a quanto fino ad ora precisato, è necessario chiarire, viste le continue chiacchiere che si sono ascoltate in queste settimane, che l’articolo 244 del testo unico sugli enti locali, precisa che, con il dissesto finanziario, l’Amministrazione comunale rimane in carica, con il suo Sindaco, Giunta e Consiglio comunale, che assumono l’onere, in questo caso dal 1 gennaio 2020, di ripartire con l’azione amministrativa mediante il cosiddetto bilancio riequilibrato.

 

 

 

La possibilità che l’ex Hotel “la Perla” possa essere consegnato, dal Demanio, all’Arma dei Carabinieri per realizzarvi una Tenenza, è, per la città di Cetraro e per l’intero territorio dell’Alto Tirreno cosentino, un’ottima notizia, che, peraltro, arriva proprio nel giorno in cui in tutta Italia si celebra la XXVI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L’immobile dell’ex Hotel “la Perla”, che negli anni ’80 era assunto a simbolo del potere della ‘ndrina locale, si appresta dunque a diventare una Tenenza ovvero un presidio di sicurezza affidato alle Forze dell’Ordine, e un simbolo tangibile della presenza dello Stato. Si faccia, però, in fretta, si proceda senza tentennamenti e la Tenenza sia realizzata con immediatezza. Un ringraziamento al sen. Nicola Morra, vicino alla nostra Città nei giorni immediatamente successivi al perpetrarsi del grave atto intimidatorio ai danni del Maresciallo dei Carabinieri D’Ambrosio, che ha saputo cogliere l’appello di tutte le forze politiche cittadine e dell’intero Consiglio Comunale, che hanno chiesto, all’unanimità, che Cetraro fosse deputata ad ospitare la Tenenza dei Carabinieri e ciò nella convinzione che la libertà della nostra città dal malaffare si realizza riaffermando la sovranità dello Stato sul nostro territorio che troppo spesso è stato, ed è, angariato dalla ndrangheta. La nostra libertà passa inevitabilmente dalla presenza dello Stato e delle Istituzioni che devono essere capaci di porre in essere un’azione integrata che affianchi alla prevenzione e alla repressione azioni sistematiche capaci di contrastare gli interessi della malavita organizzata. Auspichiamo che la città intera sappia cogliere l’importanza di vedere realizzata a Cetraro la Tenenza dell’Arma dei Carabinieri alla quale va il nostro ringraziamento per l’opera che i suoi uomini e le sue donne svolgono per la sicurezza dei cittadini. In ultimo, un ringraziamento a tutti i Sindaci dei comuni dell’Alto Tirreno cosentino, al Senatore Ernesto Magorno che, proprio sulla caserma dei Carabinieri, ha anche presentato una interrogazione in Senato, e ai rappresentati politici di tutti i movimenti e le forze politiche regionali e nazionali che in questi giorni si sono stretti intorno alla nostra città e che con la loro presenza hanno voluto ribadire la vicinanza delle istituzioni che rappresentano.

Italia Viva Cetraro

 

La Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza del 17.12.2020, pubblicata solo oggi 15 Febbraio 2021, ha accolto il ricorso del Sindaco ed ha dichiarato il Dott. Vincenzo Cascini eleggibile alla carica di primo cittadino. La Corte di Appello di Catanzaro, in riforma a quanto stabilito dal Tribunale di Paola e in dissenso  a quanto ritenuto dal Procuratore Generale di Catanzaro, il quale aveva  espresso parere contrario all’accoglimento del ricorso, ha ritenuto valide le dimissioni dalla carica di amministratore unico del Dott. Cascini, datate 20.04.2019, consegnate a mano dei soci della Casa di Cura. I consiglieri di minoranza Ferro, Fiorillo, Greco e Tribuzio, prendono atto di tale decisione e, nel rispetto dei ruoli, continueranno il loro impegno in Consiglio comunale per una opposizione dura leale e costruttiva, sempre in favore del cittadino ed a difesa dei principi irrinunciabili di legalità.

 avv. Ferro Barbara

 avv. Fiorillo Agnese

 avv. Greco Eugenio

 avv. Tribuzio Daniela

 

per proseguire la lettura
Inserisci la tua mail