Era la notte del 30 giugno ‘84, l’ultimo giorno possibile per la campagna acquisti. Studente fuorisede, dormicchiavo sul divano davanti alla televisione quando squillò il telefono; a quell’ora solo guai o notizie clamorose; rispose mio fratello, mi passò il telefono, era Tony Faiello dei Blue Lions, che a squarciagola mi urlava “amm accattat a mmaradona! O’ napule s’è accattat a mmaradona!”

Se ne parlava da giorni, ma non era niente certo. Comunque quello era il segnale che i tifosi si aspettavano: O’ Presidente faceva o’ vero! Avevamo avuto “mister miliardo Savoldi”, Kroll e tanti altri, purtroppo inutilmente, senza la gioia della victoria maxima.

Per la verità, le cose non cambiarono da subito: giusto per dire, alla prima di campionato a Verona, che in quella stagione vinse il titolo, ce ne turnamm a Napule cu tre pallun; ma nessuno avrebbe mai immaginato quello che sarebbe successo di lì in poi, e lo sconvolgimento ed il coinvolgimento totale di un intero popolo e di una città che avrebbe provato la gioia immensa del riscatto sportivo, purtroppo confuso erroneamente con quello sociale e collettivo, nei confronti delle ricche e potenti squadre delle ricchissime regioni del “norde”.

Negli anni successivi all’84, mai come allora quei sentimenti di rivalsa, frutto di generazioni di sottomissione e malgoverno di popoli stranieri prima e dei piemontesi poi, e dell'allora riaffiorante anti meridionalismo nordaiuolo, si confusero in una miscellanea esplosiva, non tanto coi risultati sportivi, che via via arrivarono. Anche perché il Presidente ed i suoi adepti stavolta costruirono una squadra intorno al campione, e perché il più forte giocatore del mondo, lo scugnizzo riccioluto dei sobborghi poveri di Buenos Aires aveva trovato a Napoli la sua giusta dimensione e la sfrontatezza di dare lezioni di calcio agli occhi del mondo.

In nessuno stadio del mondo si rivedranno quei colpi da maestro e quelle giocate da funambolo di quando il calcio si giocava ancora in mutandoni e maglietta di cotone senza troppa tattica e filosofia.

Napoli si attaccò al suo eroe in un possente indissolubile abbraccio, ed ancor più il popolo divenne la sua gente : tutto gli è stato dato e perdonato, in un vortice di sensazioni estreme che generò la magia esplosiva di una scambievole carica agonistica per l’uno e riscatto sociale per l’altra, e che ebbe la sua apoteosi nella vittoria del tanto anelato primo scudetto: nulla ha vinto se non a Napoli, e nulla ha vinto Napoli senza lui.

Il resto è storia, che tutti conoscono, con la stupida ossessione di alcuni nel sottolinearne gli eccessi e gli abusi, le amicizie pericolose e le troppe donne; senza mai parlare dei pacchi dono, delle partite nel fango dei campetti di provincia a scopo benefico, dei sogni regalati a chi l’ha visto in campo a difendere ed esaltare i colori della tua maglia. Cose che nessuno potrà mai più cancellare. Ma l’uomo non si giudica e non si condanna. Il campione, invece, diventa eterno.

Nicola Trey

Erano otto. Otto le partite vinte dalla Juventus dall’inizio del campionato. Prima indiscussa in classifica. Erano i tempi di Platini, Maradona. E la tv trasmetteva ancora ’90 minuto. C’era la Rai con Enrico Ameri alla radio e Giamperio Galeazzi in televisione, che entrava negli spogliatoi e intervistava i giocatori in asciugamano. Tempi che i biglietti allo stadio erano pagati ancora in lire. E una partita come Napoli-Juventus era una di quelle che il biglietto lo pagavi anche 100 mila lire. E poi magari lo incorniciavi. Eh si… ne sarebbe valsa la pena. Calcio di punizione, come si diceva una volta “in seconda”. La barriera a pochi metri. Nessuno avrebbe scommesso sul tiro diretto in porta. Impossibile. Per gli altri, ma non per il "Pibe de oro". Troppo pochi secondo i giocatori del Napoli. Bruscolotti sul pallone, accanto Maradona, indicato per batterlo. “Diego, ma la barriera è troppo vicina….” Chiosò Bruscolotti. Maradona, tra un napoletano acerbo e un argentino sguaiato …. “Tanto gli faccio gol… comunque”. E divenne leggenda. 

Antonello Troya

Nuovi ingressi societari per il Belvedere Calcio Ads. Entrano gli avvocati Giorgio Liserre e Massimo Raffo. Maurizio Raffo invece ricoprirà il ruolo di direttore generale della società dove aveva già ricoperto quello di direttore sportivo. Ad affiancare nel nuovo assetto societario i nuovi ingressi di imprenditori e professionisti locali. Soddisfatto il presidente Giovanni Casella per le nuove figure che andranno a rafforzare la società calcistica, che si vanno ad affiancare all’avvocato Ugo Massimilla e agli imprenditori Sergio Grosso e Rosario Caroprese.

Tra gli obiettivi della società un nuovo impianto sportivo e nuovi innesti di giocatori di calibro che andranno a rafforzare la rosa a disposizione di mister Fabio Liparoto. Della preparazione atletica se ne occuperà Franco Donato e per i portieri Franco Zumbano.

Antonello Troya

 

Il tecnico di Cetraro torna sulla panchina amaranto dopo 15 anni esatti. Guidò il Belvedere durante la seconda parte della stagione 2004/05, la prima assoluta in Eccellenza, centrando una storica salvezza dopo il playout contro il Cirò.

Per Aita, 60 anni compiuti lo scorso 15 gennaio, dopo una carriera da calciatore ad alti livelli con le maglie di Cosenza e Pescara tra le altre tra Serie B e Serie C, inizia la carriera di allenatore alla guida del Cetraro in Promozione nella Stagione 1994/95. Poi tante esperienze tra Serie D ed Eccellenza sulle panchine - tra le altre - di Lauria, Corigliano, Savoia, Sambiase (dove vince il campionato di Eccellenza) e Atletico Lauria.

Assieme a lui, in amaranto arriva un belvederese DOC che curerà la preparazione atletica della squadra: il Prof. Mario Marino, fedelissimo di Aita, avendolo seguito praticamente in tutte le sue esperienze in panchina.

 

Un successo dopo l’altro per il bravo preparatore atletico del Siena Calcio e Mens Sana Basket: è stato ingaggiato, infatti, dal Germani Brescia Basket in serie A1 Nel curriculum del giovane originario di Belvedere Marittimo, ci sono l’importante esperienza con la nazionale italiana di basket, con quella macedone, quella georgiana e quella greca. Dopo la parentesi con la Virtus Bologna e con i russi dell’Unics Kazan, l’approdo alla formazione tedesca del Brose Bamberg con la quale si è instaurato un rapporto solido e duraturo che ha portato alla conquista di campionati e coppe nazionali.

Grande soddisfazione per il preparatore senese, un professionista mai sazio in termini di crescita personale e di formazione, che nell’arco della sua carriera ha accettato tante sfide e che adesso è pronto per la nuova avventura a Brescia.

Da lagazzettadisiena.it

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