Depurazione, operazione 'Archimede: 'Uno spaccato di illegalità diffusa'

L’operazione “Archimede” (chiamata così per la teoria dei vasi comunicanti), ha preso il via da un esposto presentato ai Carabinieri della Compagnia di Scalea e ha fatto venire fuori una serie di illeciti riguardanti procedure ad evidenza pubblica nel settore della depurazione. Presunte condotte collusive e fraudolente finalizzate ad avvantaggiare operatori economici che, guarda caso, si occupavano di appalti e affidamento di servizi in diversi comuni della costa. In violazione delle più elementari norme dei criteri di rotazione nell’affidamento di lavori aggirando anche il dovere di effettuare indagini di mercato. La procura contesta la gestione e la manutenzione dell’impianto di depurazione e degli impianti di sollevamento: avrebbero smaltito fanghi di depurazione senza adeguato trattamento presso terreni agricoli anziché mediante conferimento in discarica autorizzata, talora anche attraverso lo sversamento del refluo fognario in un collettore occulto.

I provvedimenti sono a firma del Gip, Rosa Maria Misiti. Nell’indagine sono finiti il sindaco di San Nicola Arcella, Barbara Mele , 3 responsabili degli Uffici tecnici di comuni dell’Alto tirreno cosentino, vari imprenditori e un tecnico dell’Arpacal.

L’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni ha fatto venire fuori una serie di episodi incresciosi: in alcune circostanze sono state immesse nelle acque sostanze chimiche in assenza di un preciso dosaggio rapportato alle caratteristiche microbiche delle acque, con la finalità di occultare la carica batterica delle acque prima dei previsti controlli, la cui esecuzione veniva in anticipo e preventivamente comunicata al soggetto da controllare da parte di un tecnico dell’Arpacal che, violando il segreto d’ufficio, concordava direttamente con i gestori degli impianti di depurazione le modalità di esecuzione dei controlli, oltre che la scelta del serbatoio da verificare, così determinando una alterazione della genuinità delle analisi effettuate.

Le misure cautelari hanno interessato quattro persone: Tiziano Torrano (attuale capo ufficio tecnico del Comune di Diamante), Pasqualino De Summa, Maria Mandato e Giuseppe Antonio Arieta, che sono finiti ai domiciliari; per Albina Rosaria Farace Francesco Fullone è stata applicata la misura della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio, mentre per gli imprenditori Enzo Ritondale Renato La Sorte è scattato il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo, rispettivamente, di 12 e 6 mesi. 

Per Barbara Mele, sindaca di San Nicola Arcella è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria mentre per Vincenzo Cristoforo, assessore all'Urbanistica al Comune di Belvedere Marittimo, (già indagato nell’inchiesta “Appalti e Massoneria), è scattato il divieto temporaneo di esercitare l'attività professionale di ingegnere.

Antonello Troya

 

per proseguire la lettura
Inserisci la tua mail