++ EDITORIALE ++ L’Arpacal: quell’agenzia per l’ambiente che ha perso credibilità

È nata con il preciso scopo di tutelare l’ambiente calabrese. Un nome altisonante, quasi ad indicare l’indiscussa fedeltà alle regole che una agenzia deve avere per difendere la terra su cui viviamo. Il sito è in costante aggiornamento: ci tengono informati sui prelievi effettuati, sui risultati e sui divieti di balneazione. Ecco appunto: sui rilievi effettuati e sulle analisi che seguono. L’inchiesta “Archimede” di oggi della Procura paolana ha fatto venire fuori il grave deficit di credibilità che ha questa agenzia. Fermo restando l’onestà e il legame al lavoro che i dipendenti tutti mostrano giornalmente, ma la presenza di un tecnico dell’agenzia all’interno dell’inchiesta puzza di marcio. Proprio come quella puzza che il tecnico avrebbe dovuto segnalare e forse, secondo quanto afferma la procura, non avrebbe fatto falsificando chimicamente i dati.

Si chiama fuori l’agenzia quando interviene a poche ore dalla pubblicazione della notizia, che “è stata appresa con stupore e disorientamento. L’Agenzia, sin d’ora, dà la sua disponibilità a fornire ogni utile documentazione per le attività di indagine esprimendo piena fiducia nell’operato della magistratura con la consapevolezza che sarà fatta chiarezza su una vicenda che crea sgomento e sfiducia nei cittadini. E’ indubbio che quanto accaduto non può minimamente intaccare l’affidabilità tecnico-scientifica con la quale l’Agenzia svolge le sue attività di controllo e monitoraggio nel rigoroso rispetto delle norme vigenti in materia e soprattutto a tutela dei cittadini”. Quei cittadini che si sentono disorientati, ma che adesso hanno le risposte alle loro domande del perché l’acqua del mare era sempre sporca. Vi avevano propinato anche una “fioritura algale”. Era fogna.

Antonello Troya

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