++ EDITORIALE ++ Quella generazione di sindaci fatta fuori a colpi di avvisi, interdizioni e detenzioni

Io posso affermare con serenità che c’ero, ci sono e se Dio vorrà ci sarò ancora per un po’. A qualcuno potrà non piacere: pazienza, me ne farò una ragione. Io c’ero, dicevo, c’ero quando in questi lustri si sono susseguiti sindaci e amministratori che hanno governato, nel bene e nel male. Sindaci i cui fini erano dettati dalla buona volontà di fare qualcosa per il proprio paese, partiti con l’onestà intellettuale dei paesani amici di tutti e nemici di nessuno. Dove si parlava più con la minoranza in Consiglio che non con la stessa maggioranza.

Forse una volta era più facile governare. Forse, dico forse. Perché governare non è mai stato semplice. Troppi compromessi politici, troppi piaceri da fare. E quando non entrava la criminalità organizzata a dettare legge, ci pensavano gli agguati organizzati e realizzati dagli amici degli amici.

Non starò qui ad elencare i sindaci messi al bando da avvisi di garanzia. Alcuni si sono fatti anche la detenzione in carcere e chi quella meno afflittiva dei domiciliari. Sempre sottoposti al controllo giudiziario. Ad ogni ora del giorno e della notte. L’obbligo di firma giornaliera presso le forze dell’ordine. Il divieto di parlare con chicchessia. Insomma, anche in casa il riflesso di una vita detentiva, che fa male a 40 come a 60 e 80 anni.

Poi la gogna mediatica: quel sigillo che ti mette definitivamente in pensione, anche se vorresti batterti per dimostrare la tua innocenza. Capita anche che le accuse cadono e le posizioni che sino al giorno prima sembravano inattaccabili, vengono poi archiviate. Ma c’è anche chi va a processo e che finisce con una condanna. Tutto sta alla consistenza del piano probatorio. Se regge oppure no. Ma i sindaci hanno un grosso, mastodontico punto debole: se li vuoi colpire li attacca sugli appalti e la depurazione. Non esiste amministratore italiano che non sia stato “attenzionato” per danni ambientali o di violazione della legge sugli appalti.

In questo modo la Procura di Paola ha messo alla porta una intera generazione di sindaci. Con le ultime operazioni ci penseranno 3 o 4 volte prima di prendere una decisione. Quelle decisioni che si trasformano in “fioriture algali” o in falsissime “bandiere blu”.

Antonello Troya

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