Diamante, Operazione ‘Archimede’: l’amministrazione sostiene la procura, ma tutti rimangono al proprio posto

Un vero e proprio terremoto quello che ha interessato il Tirreno Cosentino nel campo della depurazione. Se prima si gridava alla “fioritura algale” per prendere in giro residenti e turisti su quella melma che navigava sulle bellissime acque del mare calabrese, ora il registro è cambiato con una realtà gettata in faccia in tutta la sua crudeltà. L’acqua era sporca perché all’interno delle tubature veniva riversato di tutto, fogna compresa. E alterati chimicamente i risultati delle analisi così da poter dire che “l’acqua era pulita”, addirittura da bere. E diciamolo: per poter aspirare alla fatidica “Bandiera Blu”.

Diamante è tra quei siti attenzionati dalla procura, dove si sarebbero compiute alcune operazioni di dubbia legalità. E su questo la procura è stata chiara.

Tra gli indagati, poi, c’è il capo ufficio tecnico del Comune, Tiziano Torrano che ora si trova ai domiciliari. Il sindaco Ernesto Magorno, che tra l’altro gli anni passati aveva difeso a spada tratta la salubrità delle acque marine, non ha ancora sciolto la riserva se rimuovere il capo ufficio tecnico. Una decisione difficile su cui ancora non ha trovato una soluzione, soprattutto politica. Eppure il sostegno all’operato della magistratura c’è tutto: “In riferimento all'inchiesta giudiziaria odierna riguardante il settore della depurazione nell'Alto Tirreno Cosentino” – si leggeva nella nota diffusa ieri - esprimiamo la nostra fiducia nell'operato delle Forze dell'ordine e della Magistratura inquirente che svolgono un fondamentale lavoro sul territorio”. E la minoranza tace. Non è poi così tanto "Siamo Voi".

Antonello Troya

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