Covid a Scalea: quando la pezza (tampone) è peggio del buco. E i sindaci tacciono

È un percorso quasi obbligato per chi fa informazione, indicare i passaggi che seguono ad un evento di eccezionale portata come può essere un caso di covid. E per di più se accade in una località Scalea, dove o in modo o nell’altro, ci si entra sempre in contatto. Tra amicizie, affari e tanto altro le persone entrano in contatto tra loro, e se qualcuno è infetto è probabile il diffondersi del virus. La storia del napoletano sbarcato a Scalea e il successivo tentativo da parte dell’Asp di nascondere tutto (come sempre accade, alla calabrese) è puzzata dal primo momento. Dai primi miserevoli tentativi a negare il fatto sino ad affermare che il tampone faringeo è stato fatto e che è risultato negativo.

Eh beh: continuano a prenderci in giro. Lo sanno benissimo anche loro che il tampone, se non hai sintomi non serve a nulla. Le persone che sono entrate in contatto con il napoletano dovrebbero rimanere in quarantena. Non lo sappiamo se la disposizione è stata fatta. Noi ce lo auguriamo. Intanto continuiamo a rimanere inerti di fronte all’immobilismo dei sindaci che tra l’economia e la salute, preferiscono i voti.  Mi sembra di sentirli ripetere il tormentone dell'estate: "Non ce n'è coviddi.... non ce n'è coviddi". 

 Antonello Troya