“Spiagge sicure”: quelle “dimenticanze” della Polizia Municipale e della Guardia Costiera

Potremmo parlare di Belvedere Marittimo come di Tortora, di Paola come di Cetraro, Diamante, Scalea. Si insomma di tutti i paesi sulla costa interessati da quella operazione che la Guardia Costiera ha denominato “Spiagge sicure”. In realtà il piano nazionale si chiama “Mare sicuro 2020”, dove sicuro dovrebbe essere tutto ciò che riguarda il bagnante, turista o residente e anche per “bacchettarlo” quando sgarra qualche regola. Se non si esce dal seminato è meglio, ma ogni tanto qualche esuberante si diverte a lasciare l’ombrellone dalla sera prima per “occupare il posto” per il mattino seguente. L’ombrellone selvaggio continua a colpire. E partono le operazioni: sequestri su sequestri anche di sedioline e lettini. Tutti verbalizzati e tutti poi lasciati nelle mani della Polizia Municipale del luogo, di cui ne ha la custodia. Come se qualcuno andasse a recriminare la mancanza del proprio ombrellone e poi vedersi affibbiare una bella multa. Ma oltre all’ombrellone selvaggio ci aspettiamo anche, da parte delle Polizie Municipali del territorio, come della Guardia Costiera di Maratea e Cetraro un maggiore controllo anche sui bagnini o comunque sulle persone che lavorano in questi stabilimenti balneari. Secondo alcuni dati raccolti sembra che solo il 3 per cento (udite udite) degli stabilimenti balneari sia in regola. E l’altro 97 per cento? Quant’è l’orario di lavoro? Quali competenze hanno? Quant’è il loro salario? Lo sanno si, i gestori dei lidi, che in caso di necessità i bagnini devono svolgere il loro dovere di salvataggio anche se riguarda una spiaggia libera? Non si vedono bagnini con turni di lavoro certi e nemmeno torrette. In questo gioco delle tre scimmiette ci aspettiamo un intervento immediato per dare dignità ad una professione importante come quella dei bagnini e collaboratori degli stabilimenti. Altrimenti continuate con gli ombrelloni e le sedioline che ci fate più bella figura.

Antonello Troya

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