Editoriale: L’ignoranza di ritorno e la diffusione del virus

Non mi piace. Non mi piace come sta evolvendo la curva dei positivi, malati e asintomatici. Belvedere come tutti gli altri paesi segue in modo regolare l’andamento nazionale. E non c’è chi sta peggio di noi. Forse le neonate “zone rosse” calabresi, alle prese con guai ben più gravi. E ce ne dispiace. Non mi piace nemmeno colpevolizzare nessuno: se non ci fosse stato…. Se non fossero andati a …. Se i controlli fossero stati più….. se se se …. Come se il virus attendere il nostro parlare per fermarsi. Con i “se” non si è mai risolto nulla.

Il momento di affrontare le cose è arrivato e siamo in piena emergenza. A Belvedere siamo all’1 per centro. Tanti. Troppi. Diamante, Scalea, Cetraro, San Nicola: tutti paesi con problemi di tracciamento e quarantene. Ma parliamoci chiaro: se i tracciamenti avessero funzionato e gli asintomatici si fossero presentati prima a fare il test rapido, sarebbe cambiato qualcosa? Avremmo solo pubblicato dati qualche giorno prima. Nulla di più. I nostri sindaci, amministratori, non se ne stanno certamente con le mani in mano. Anzi: c’è chi si adopera per forzare la mano, chi invece in modo meno traumatico. Ma il protocollo è quello. Il vero nemico, non dimentichiamolo, come dice Mattarella: ”E’ il virus”, e anche se la curva è implacabile dobbiamo restare uniti e concordi nel ritenere come basilari, le pochissime norme dettate più dal buon senso che dalle ordinanze. Ma veramente pensate che questo sia il modo per frenare l’avanzata, implacabile, del virus? Chiudendo i negozi, i ristoranti, le attività commerciali? Il virus verrà sconfitto solo con il vaccino e con l’immunità di gregge, dove ognuno svilupperà il proprio anticorpo alla faccia di anziani e malati.

Non mi piace che i social diventino solo una piazza pronta a dimenarsi tra ipotesi e false realtà. Dove si va più sul sentito dire che su dati certi. Concordo con chi propone, prima di esprimere il proprio pensiero virtuale, di prendere in mano una penna e scrivere su un foglio: “Sono un ignorante. Non conosco la materia. Meglio che mi sto zitto”. E lo scriva dieci, cento, molle volte….

 

Antonello Troya

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