Andrea Renda rimane in carcere. Il tribunale del riesame non ha accolto le tesi del legale del giovane di Belvedere, Alberto Grimaldi, che ne chiedeva la scarcerazione confermando pienamente, invece la tesi accusatoria della procura di Paola. Renda è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Scalea e dai militari della locale stazione circa due settimane dopo l’omicidio di Aneliya Dimova, una donna di origini bulgare ormai da tempo a Belvedere. La donna è stata trovata morta il 30 agosto scorso. Stesa sul letto e con la testa fracassata.le indagini si sono concentrate subito sul giovane Renda. Ad inchiodarlo una traccia presente sull’inferriata dove il giovane ha lasciato la sua impronta. Sono diciassette i punti coincidenti. Cui si vanno ad aggiungere le immagini di video sorveglianza che lo ritraggono mentre entra in casa. Prove che la procura ha ritenuto solide spiccando il mandato di arresto.

An.tr.

COMUNE DI CETRARO (CS)
AL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
AVV. GIOVANNI ROSSI
SEDE
 
E, p.c.
AL SIG. SINDACO
RAG. ERMANNO CENNAMO
SEDE
 
                         Stiamo registrando una diffusione del contagio da Covid19 che per gli abitanti della provincia di Cosenza è nuova e, dunque, preoccupante. Non per il virus in sé ma per le risposte che le nostre strutture sanitarie non riusciranno a dare se la curva dovesse crescere. Nei mesi che ci lasciamo alle spalle sono state tante le interlocuzioni tenute con la Governatrice, Jole Santelli, nelle quali abbiamo sempre sostenuto l’inadeguatezza della governance regionale a gestire un’emergenza pandemica visti gli scarsi, anzi pessimi, risultati nella gestione ordinaria. Né potevamo illuderci della struttura commissariale che è stata – in 10 anni - un vero e proprio fallimento in Calabria. Abbiamo sempre chiesto che a gestire l’emergenza fosse nominato un esperto in scenari di rischio, qualcuno che saldasse potere e sapere. Ed invece siamo ancora fermi e non sappiamo che fine hanno fatto quei 134 posti letto di terapia intensiva in più che si sarebbero dovuti allestire nelle strutture sanitarie calabresi. Nessun posto negli Spoke Cetraro-Paola, Castrovillari, Corigliano-Rossano. Sono passati 5 mesi dal DL Rilancio che ha previsto l’incremento delle terapie intensive e in Calabria siamo all’anno zero. Dei 134 posti previsti ne sono stati realizzati solo 6 di cui nessuno in provincia di Cosenza. Alla luce di quanto sopra esprimiamo la nostra preoccupazione rispetto all’innalzamento della curva del contagio che si registra sul tirreno cosentino e, in particolare, nella nostra città.
              Apprendiamo dalla stampa che il Sindaco, con ordinanza n. 59 del 19.10.2020, ha costituito il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) per la pianificazione dell’emergenza sanitaria.
Ci saremmo aspettati un maggiore coinvolgimento della minoranza anche alla luce dell’esperienza accumulata in questi mesi per aver gestito il primo paziente covid in Calabria. Così come ci saremmo aspettati che nel COC fossero coinvolte figure dell’area medica, della scuola, della chiesa e del volontariato.
Senza polemica, ma nell’esclusivo interesse dei cittadini, e per primi di quelli che in queste ore vivono il disagio del contagio, ai quali va la nostra affettuosa vicinanza,
si chiede
la convocazione urgente del Consiglio comunale, senza pubblico ma in diretta streaming, al fine di informare i cittadini sull’emergenza che in queste ore sta interessando la nostra città e sui provvedimenti assunti e da assumere nel prossimo futuro.
I Consiglieri comunali
 
Giuseppe Aieta
Angelo Aita
Gabriella Luciani
Benedetta Saulo
Massimiliano Vaccaro

Anche i test rapidi sono stati approvati dalla Regione Calabria. La decisione stamattina da parte del dirigente del servizio di prevenzione, Antonio Belcastro. Cambia tutto l’iter quindi e le operazioni di controllo saranno più veloci. La decisione è arrivata anche dopo la sollecitazione da parte dei sindaci. Il primo cittadino di Belvedere, Vincenzo Cascini, aveva chiesto il prefetto di decidere in tal senso. A Belvedere, infatti, sono due le case di cura che effettuano i test rapidi, velocizzando le procedure.

Intanto il sindaco Cascini ha deciso di chiudere tutte le scuole, anticipando l’ordinanza del reggente Spirli.

An.tr.

Dalla Tirrenia Hospital ci aspettiamo certezze e consapevolezza del ruolo che svolge. Che svolgono decine di persone che gettano il sangue e l’anima a lavorare e a prestare soccorso e aiuto a chi ne ha bisogno. A chi soffre. Venire a conoscenza che ci sono quattro presunti casi di positivi al covid lascia decisamente perplessi. Non solo ai dipendenti che sono terrorizzati, ma anche al numeroso popolo dei social che vede in questa struttura sanitaria un riferimento certo. E che si chiede perché non lo ha comunicato. Non è nuova la Tirrenia a tenere a bada le voci di presunti contagi. Lo aveva già fatto e anzi ancor di più aveva anche richiamato la dipendente che aveva osato comunicarlo e denunciare possibili contagi.

A chi scrive le critiche dei dipendenti, quelli affiliati alla proprietà. Quelli che tirano diritto per la propria strada. Quelli che dicono a gran voce di far parte dei sindacati e poi si girano dall’altra parte anche adesso che gli stipendi vengono dati sotto forma di assegni e mai nei termini temporali indicati. Quindi file per ritirali, file per versarli.

Capiamo il momento difficile, ma appunto perché difficile ci aspettiamo una presa di posizione decisa e non barcamenante solo per difendere l’indifendibile. Ma secondo loro notizie allarmanti di questo tipo non sarebbero venute a galla?

Cominciasse la proprietà a prendere atto che gli elenchi dei positivi e dei negativi vanno consegnati anche e soprattutto alle forze dell’ordine e agli enti istituzionali locali, deputati a tenere la situazione sotto controllo e non solo all’Asp. Enti deputati a fare i tracciamenti e a mettere in quarantena le persone a rischio. Non vorremmo che tra un test rapido e il tampone (quello vero) passassero troppi giorni… non lo vorremmo proprio. O è già successo? Della Tirrenia ci aspettiamo quella responsabilità che l’ha sempre contraddistinta e che non si lasci sopraffare dalla paura e dall’ansia che questo virus infonde. No, non ce lo possiamo permettere.

 Antonello Troya

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