C’è una particolarità nell’omicidio di Aneliya Dimova: è quel panno posato sul suo viso. Una firma, un segno indelebile della particolarità dell’assassino. Potrebbe essere: i criminologi sono soliti identificare questo passaggio nella fascia dei delitti passionali. Insomma una firma cui si cerca di dare un nome. Un volto. Ma non è solo questo passaggio che potrebbe aver chiarito il ruolo svolto dall’assassino, ma anche segni materiali, come una serie di impronte trovate sulla scena del delitto. Ieri i Ris hanno portato via una parte della ringhiera del balcone.

Ma ricostruiamo le ultime fasi di questa vicenda

Sabato 29 agosto. Ore 23. 25 (circa): la donna accompagna il suo compagno a casa dopo una serata passata con amici. È stanca. Per il giorno dopo è prevista una scampagnata. Arriva a casa di lui. L’uomo è disabile e quindi ha bisogno di una persona per poter fare alcuni movimenti. Aneliya era solita accompagnare l’uomo residente a Belvedere. Una amicizia e un affetto sentito da tutte e due le parti. Alle 23.27 l’uomo le manda un messaggio. Alle 23.29 lei legge il messaggio e chiama l’uomo. Tutto nella norma. Silenzio sino al mattino dopo. È tutto pronto per la trasferta in campagna. Manca solo Aneliya. Gli amici cominciano a chiamarla. Nessuna risposta. Sono le 10.30. Sino alle 11.30 – 12.00 gli amici la cercano. Arrivano a casa ma al campanello nessuna risposta. Uno dei tre amici decide allora di entrare. E lo fa dal balconcino che dà sulla strada, attraverso una scala. Le persiane sono socchiuse, il balcone invece è aperto. Uno dei tre entra. La vede stesa, sul letto. Esanime. Il compagno non può certamente entrare dal balcone. Entrerà poi dalla porta. Da quel momento grida strazianti di dolore.

Il corpo si presentava nudo, steso sul letto con la testa fracassata e con un panno sul viso. Secondo alcuni studi l’offender (l’assassino) con questo gesto “dopo aver ucciso la vittima, realizza gesti di pietà e commiserazione. Come ricomporla o coprirle il volto. L’undoing è un indicatore di un movente di tipo passionale”.

Antonello Troya

Si qualificava falsamente come finanziere mostrando un falso tesserino di riconoscimento riportante il grado di maresciallo capo e decisamente del tutto simile a quelli autentici e relativa placca metallica di polizia, ma è stato individuato e arrestato dai finanzieri, quelli veri, della Tenenza di Montegiordano. L'uomo, secondo quanto accertato dagli investigatori, millantava negli esercizi commerciali in cui si recava, di essere un appartenente alla Guardia di finanza, paventando anche compiti di vigilanza e controllo nei confronti delle stesse Fiamme gialle di Montegiordano. Grazie ad una serie di attività di osservazione pedinamento, i finanzieri veri hanno colto sul fatto il falso collega nel momento in cui, con la famiglia al seguito, si qualificava come "generale" della Guardia di finanza in un ristorante di Roseto Capo Spulico esibendo il falso tesserino. L'uomo, R.R., di 45 anni, nato a Pozzuoli e residente a Napoli, è stato quindi arrestato per contraffazione del sigillo dello Stato e uso del sigillo contraffatto e possesso di segni distintivi contraffatti. Il tesserino di riconoscimento e la placca metallica sono stati sequestrati. 

 

Tornano a crescere le positività al coronavirus in Calabria. Dagli ultimi test, i casi sono aumentati di 22 (ieri erano +14) portando il totale dall'inizio della pandemia a 1.513 a fronte di 155.296 tamponi effettuati ad oggi. I positivi attuali sono 301, dei quali 22 (+1) ricoverati in reparti di malattie infettive, 149 (+1) in isolamento domiciliare e 130 (+19) da altra Regione o Stato Estero. Le persone guarite sono 1.115 (+1), le vittime 97. E' quanto emerge dal bollettino della Regione Calabria. Dall'ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare la loro presenza sul territorio regionale sono in totale 2.755. 

 

Maltrattava la convivente anche davanti ai figli. Un comportamento cui hanno posto fine i carabinieri della Tenenza di Rosarno che, dopo la denuncia della donna e la telefonata al 112 di uno dei ragazzi, hanno arrestato un 34enne con l'accusa di maltrattamenti in famiglia.
    L'arresto è scattato al termine di un apposito servizio di osservazione, controllo e pedinamento, attuato dai militari che hanno tenuto sotto controllo, a debita distanza, nel corso di un litigio avvenuto all'interno della loro auto. Al termine del dissidio e una volta che la coppia è tornata a casa, è giunta al 112 un'ulteriore richiesta di aiuto per la donna, inviata da uno dei figli minorenni della vittima con il cellulare a sua disposizione. A quel punto, i carabinieri sono entrati nell'appartamento prendendo atto dell'ennesimo litigio e del palese stato d'agitazione dell'uomo. Alla vista dei carabinieri, il 34enne non ha accennato a tranquillizzarsi mantenendo un atteggiamento concitato. L'uomo è stato poi posto ai domiciliari in un'altra abitazione

Previsto per oggi l’esame autoptico è stato spostato a domani per alcune questioni burocratiche. Si attende infatti l’arrivo del figlio di Anelija Dimova dalla Bulgaria che dovrà decidere se avvalersi di un perito di parte. L’incarico da parte della procura dovrebbe avvenire in mattinata. Il magistrato che si occupa delle indagini, Rossana Esposito (nella foto), darà affidamento al medico legale, per l’espletamento dell’analisi del corpo. Da quel momento, e dopo il referto del medico, sapremo le cause che hanno portato alla morte la Dimova. Se come plausibile, a causa del colpo in testa o se è stata soffocata o altri motivi ancora da capire. L’autopsia stabilirà, inoltre, se ha subito violenze o malmenata prima di essere uccisa.

Sul fronte delle indagini, intanto, proseguono le attività degli investigatori, indirizzate verso alcune impronte trovate sul luogo del delitto e sulle ultime ore passate dalla donna. Attraverso il cellulare stanno cercando di capire gli ultimi sposamenti della donna uccisa, con chi ha scambiato le ultime parole, e con chi ha messaggiato.

Resta da decifrare ancora il modo con cui la 55enne bulgara sia stata uccisa, se con una bottiglia di whisky trovata all’ingresso dell’appartamento o se con un bastone, una ipotesi da non trascurare.

Antonello Troya

Sopralluogo per tutta la giornata dei carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina. L’intero appartamento è stato analizzato dai militari specializzati provenienti dal capoluogo provinciale siculo e coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Scalea. Sono state ore dedicate alla ricostruzione degli ultimi istanti di vita della donna, Aneliya Dimova, 55 anni, di nazionalità bulgara, ma da anni residente in Italia. Una svolta alle indagini è dettata dal sequestro di parte della ringhiera che si trova sul balcone dell’appartamento. Come si vede nella foto alla ringhiera è ancora appoggiata la scala attraverso cui gli amici della donna sono riusciti a salire e quindi ad entrare in casa, per fare la macabra scoperta. Forse alcune impronte o macchie ematiche che potrebbero rivelare verità inquietanti.

Il cerchio quindi si stringe. Una analisi accurata delle prove in possesso degli inquirenti e l’esame autoptico previsto nelle prossime ore, daranno un quadro più chiaro della terribile storia.

Antonello Troya

Sono arrivati già ieri sera gli esperti del Ris che hanno setacciato tutta l’abitazione della donna Aneliya Dimova, 55 anni di nazionalità bulgara ma residente da tempo a Belvedere Marittimo, nella speranza di trovare qualche indizio che possa fare piena luce su questo inspiegabile delitto. Sino a tarda notte i militari dell’arma hanno valutato le più svariate ipotesi e ascoltato tre persone, un italiano e due bulgari. Persone informate sui fatti perché conoscevano la donna, tra cui l’uomo che l’ha trovata. I tre non sono indagati. Intanto sembra che sia stata identificata in una bottiglia di whisky il corpo contundente che potrebbe aver ucciso la donna. Sono state, infatti, trovate alcune macchie di sangue che potrebbero risalire al delitto. Ma non si esclude alcuna ipotesi. Il corpo della donna è stato trovato nudo e disteso sul letto. Sul viso aveva un fazzoletto e la testa immersa nel sangue. Sono stati effettuati anche i tamponi per appurare se c’è stata violenza. Per domani mattina è prevista l’autopsia.

Un omicidio passionale o a scopo di rapina? È la matrice del delitto che ancora lascia perplessi gli investigatori. Perché è stata uccisa? Cosa ha armato la mano del suo assassino? Cosa è successo nella mattinata di ieri? La donna aveva lasciato gli amici la sera di sabato, con l’impegno di rivedersi il mattino dopo per una scampagnata. Uscita domenicale cui la donna non prenderà mai parte. Preoccupati per l’assenza, gli amici si sono allertati e hanno più volte suonato alla porta della donna. Senza avere risposta. Ma la sua macchina era parcheggiata vicino casa. Lei allora dove era finita? Gli amici ritornano a casa qualche minuto dopo. A questo punto decidono di entrare e l’amara scoperta ai loro occhi. Sul posto per tutta la giornata i carabinieri della compagna di Scalea, con il capitano Andrea Massari e il maresciallo della locale stazione, Alessandro Diana. Nulla è lasciato al caso. Le indagini coordinate dal procuratore capo, Pierpaolo Bruni e dal sostituto Rosanna Esposito, mirano a far luce sulla dinamica dei fatti e ad assicurare in tempi brevi l’assassino.

 

Antonello Troya

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