“Leggo con non poco stupore della iniziativa del direttore sanitario dello spoke Paola-Cetraro, dott. Cesareo, che ha sospeso le emergenze urgenze chirurgiche negli ospedali della costa tirrenica, per gravi carenze di sacche di sangue.” Esprime così, con non poca preoccupazione, Graziano Di Natale (IriC), segretario-questore dell’Assemblea regionale, quanto accaduto nella tarda mattinata di oggi presso lo spoke dell’area tirrenica.

“Si è deciso - continua Di Natale- di sospendere gli interventi chirurgici e di dirottarli al centro HUB di Cosenza. Tale provvedimento ha dell’incredibile - incalza ancora - perché, invece di risolvere il problema della carenza di sangue, si decide drasticamente di sospendere gli interventi chirurgici con grave danno per una intera popolazione, che voglio precisare va da Praia a Mare ad Amantea, sarà costretta a recarsi a Cosenza. Chiedo al Commissario Straordinario dell’Asp di intervenire immediatamente - conclude Di Natale- perché è inconcepibile che nel 2020 succedano ancora cose di questo genere.”

Ci sono gravi carenze di sangue: la comunicazione arriva al direttore sanitario dello spoke Vincenzo cesareo che decide: non si può andare avanti. Cesareo con il potere decisionale che il ruolo gli permette raccoglie “l’allarme” del centro trasfusionale e decide di sospendere la chirurgia d’urgenza. Interventi chirurgici quindi vietati al momento lungo tutto il Tirreno cosentino, praticamente da Praia a Mare fino ad Amantea. Per qualsiasi necessità rivolgersi all’Annunziata di Cosenza ma va da sé che la chirurgia d’urgenza si fa chiamare così proprio perché, per solito, non c’è molto tempo per salvare la pelle. Ma “galeotto” è stato il (sacrosanto) allarme del centro trasfusionale, il sangue è finito.

 

Un giovane di 37 anni, G.G. è risultato positivo al test rinofaringeo effettuato presso l’azienda sanitaria di Cosenza. In conseguenza di ciò l’Asp- Dipartimento Igiene Pubblica di Scalea, ha segnalato la presenza del virus al sindaco Barbara Mele che ha provveduto a emettere ordinanza di quarantena nei confronti del 37enne, in vacanza dal 23 agosto. Sembra che il giovane sia venuto in contatto, prima dell’arrivo a San Nicola Arcella, con persone risultate positive al test Coronavirus – COVID-19. di rientro da un soggiorno tra Puglia e Sardegna. La persona in questione ed i familiari conviventi sono stati tutti sottoposti a tampone.

An.tr.

Non ci pensa nemmeno un minuto in più, l’ex amministratore di Fuscaldo Innocenzo Scarlato esce allo scoperto e con una lettera aperta fa le pulci al sindaco di Fuscaldo, Gianfranco Ramundo. Lo accusa di avere poco coraggio nelle scelte importanti ma soprattutto il dito è puntato contro chi ha la delega ai lavori pubblici, Ernesto Bianco. “Capisco che le è difficile togliere la delega all'ambiente al suo vice sindaco – scrive Scarlato - ma è altrettanto necessario, in quanto Lei è il sindaco nonché responsabile per la pubblica e privata incolumità dei suoi cittadini. Mi sembra che le zone più degradate del territorio, sono proprio quelle dove abitano alcuni suoi parenti e il delegato ai L. L. P. P., Ernesto Bianco e, non vorrei pensare male. Capisco che dopo 9 anni si sono messi in cantiere alcuni lavori che vedranno la luce a maggio del 2021 in occasione delle amministrative e che non è il momento di "cacciare" la delega in quanto si corre il rischio di andare a casa. L'estate è quasi finita – scrive ancora - le costa tanto prendere il controllo del territorio (almeno a fine estate) e organizzare con operai e camion bonificare le aree che da mesi e mesi sono oggetto di lamentele da parte dei cittadini? Lei ha una professione e non ha bisogno del comune per sopravvivere, la sua famiglia è storicamente conosciuta come una famiglia perbene e che non può e non deve stare sotto le minacce continue di chi ha ambizioni puramente personali. Fuscaldo e i fuscaldesi, meritano una risposta concreta nei fatti. Capisco che Le possa costare la poltrona, ma è il momento di un atto di coraggio da parte sua”.

 

Antonello Troya

 

Concorso esterno in associazione mafiosa. Questo l'accusa che ha portato all'arresto dell’ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, Maria Carmela Longo. La donna si trova ora ai domiciliari su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Sabrina Fornaro.

Secondo le accuse, Longo avrebbe favorito alcuni detenuti. Per i pm esisteva "una sistematica violazione delle norme dell'ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria". Per gli inquirenti, l'ex direttrice avallava "le richieste dei detenuti ristretti presso la casa circondariale ‘Panzera'". I detenuti favoriti erano quelli collocati nel circuito "alta sicurezza", indagati o imputati per 416bis o per reati aggravati dalle modalità mafiosa. Tra questi c'è stato anche l'avvocato Paolo Romeo, ex parlamentate e principale imputato del processo "Gotha", in corso davanti al Tribunale di Reggio. Ma anche affiliati alle famiglie mafiose della zona di Reggio Calabria  come Cosimo Alvaro, Maurizio Cortese, Michele Crudo,Domenico Bellocco, Giovanni Battista Cacciola e altri.

In particolare l’ex direttrice avrebbe avuto una predilezione per alcuni detenuti "graditi" che avevano la possibilità di incontrare i familiari al di fuori del carcere e al di fuori dei limiti previsti nella disciplina dei colloqui. La dottoressa Longo, è scritto nel capo d’imputazione, "individuava i detenuti da autorizzare all’espletamento del lavoro intramurario, nonchè quelli da indicare al magistrato di sorveglianza per l’espletamento del lavoro esterno". Maria Carmela Longo, inoltre, avrebbe consentito, "la collocazione di detenuti ristretti in circuito di Alta sicurezza legati da rapporti di parentela o appartenenti allo stesso sodalizio criminoso nelle medesime celle".

 da fanpage.it 

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