Torna ad aumentare, dopo la leggera flessione di ieri, il totale dei contagiati da Coronavirus in Calabria. I casi accertati sono 60. Ad oggi sono stati sottoposti a test 226.572 persone, per un totale di 228.678 tamponi eseguiti (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test). Complessivamente le persone risultate positive ad oggi sono 2.448, mentre quelle negative sono 224.124.

Secondo i dati ufficiali dell’asp ci sono tre nuovi positivi a San Nicola Arcella due donne e un uomo, e una persona di Scalea. Attivate le modalità per il tracciamento di amici e parenti che sono entrati in contatto con i tre. Intanto a Belvedere il numero dei positivi al test sierologico supera al momento le 8 unità. Si attende il responso dei tamponi.

Basta provvedimenti tampone, occorre un piano strutturale per dare risposte certe ai bisogni di salute dei bambini residenti in Calabria.E’ quanto sostiene il Dr.Domenico Minasi, Presidente della Società Italiana di Pediatria sezione Calabria. Le recenti vicende che hanno interessato l’Unita Operativa di Pediatria del Presidio Ospedaliero di Cetraro che rischia un ulteriore ridimensionamento in seguito ad un inadeguato ordine di servizio disposto dal Commissario Straordinario dell’ASP di Cosenza, riportano alla ribalta l’annoso problema della mancanza di un piano organizzativo regionale finalizzato a garantire e migliorare l’assistenza sanitaria ospedaliera per i bambini residenti nei comuni della provincia di Cosenza. 

 La Procura della Repubblica di Cosenza ha aperto un'inchiesta sulla morte di un neonato avvenuta ieri un'ora dopo il parto nell'ospedale dell'Annunziata. Il pm ha disposto l'autopsia. L'indagine é stata avviata dopo che i genitori del bimbo, una coppia di Castrovillari, hanno presentato una denuncia per chiedere che vengano accertate eventuali responsabilità. Secondo quanto ricostruito dalla madre, una 34enne alla sua seconda gravidanza, il piccolo le è stato tolto senza, a suo dire, una chiara motivazione e dopo diverso tempo è stato comunicato il decesso al padre.

 Chiede la restituzione di un credito con minacce e pugni e i carabinieri lo arrestato con l'accusa di tentata estorsione e lesioni aggravate. E' quanto accaduto a Roseto Capo Spulico dove i carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno arrestato, in esecuzione di un'ordinanza ai domiciliari, del Gip di Castrovillari, un uomo di 48 anni, domiciliato a Rocca Imperiale.

 Un traffico illecito di rifiuti e di cavi di rame rubati è stato scoperto dai carabinieri forestali di Cosenza nell'ambito di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro che ha portato all'arresto, ai domiciliari, di 5 persone ed alla notifica di 28 misure di obbligo di dimora nel Comune di residenza e 28 misure di obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Contestualmente, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Cosenza hanno sequestrato beni per un valore di circa 10 milioni di euro. L'inchiesta - denominata "Efesto 2" - è nata da alcuni controlli fatti dai carabinieri forestali di Cosenza nella società Fratelli De Vincenzi autodemolizione di Montalto Uffugo ed è stata condotta dal Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Cosenza.

 

Nella giornata odierna, i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Cosenza, coadiuvati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, Catanzaro e Crotone, dei Reparti Parco e del Comando Regione Carabinieri Forestale, con il supporto del 14° Battaglione mobile e del 8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia, con un impiego di circa 400 Carabinieri, e i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Cosenza hanno dato esecuzione ad un provvedimento di applicazione di misura cautelare personale e reale emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro, nei confronti di numerosi indagati e nr. 3 società, per reati relativi, rispettivamente, all’attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, alla ricettazione e al riciclaggio di quantitativi, anche ingenti, di cavi di rame di provenienza illecita, e riguardanti in particolare il territorio di Montalto Uffugo in provincia di Cosenza. Il provvedimento cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ed eseguito con il coordinamento del Procuratore della Repubblica dott. Nicola Gratteri, del Procuratore Aggiunto dott. Vincenzo Capomolla, dei sostituti Procuratori dott. Domenico Assumma e dott. Vito Valerio, ha riguardato, complessivamente, nr. 61 indagati, nei confronti dei quali, nello specifico, sono state applicate n. 5 misure cautelari degli arresti domiciliari, n. 28 misure cautelari dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza e n. 28 misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, nonché il sequestro di numerosissimi automezzi, strumentali ai reati contestati.

 

Nei confronti delle 3 società operanti nel settore dei rifiuti e del commercio di rottami ferrosi, con sede, rispettivamente, in Calabria e Campania, è stato eseguito il sequestro preventivo quali quote sociali e degli interi patrimoni aziendali. La complessa attività di indagine (convenzionalmente denominata “Efesto 2”), che trae origine da alcuni controlli effettuati dai Carabinieri Forestali di Cosenza presso una nota società di Montalto Uffugo (CS), ed è stata svolta dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Cosenza, si è avvalsa dell’attività tecnica d’intercettazione e videosorveglianza supportate da una minuziosa attività di riscontro documentale e dalle classiche attività di pedinamento. Gli esiti di indagine, accolti nella ordinanza cautelare, hanno delineato la gravità indiziaria a proposto della commissione dei delitti di “attività organizzata per il traffico di rifiuti”, ricettazione e riciclaggio di cavi e manufatti in rame. In particolare, è emerso come i titolari della società abbiano messo a disposizione la propria azienda, diventata il centro nevralgico del traffico di rifiuti e del rame, e in quel luogo, con l’apporto dei diversi concorrenti, il metallo veniva recuperato, pesato, ceduto combusto ed occultato, al di sotto di carichi apparentemente legali, prima della vendita a terzi acquirenti. La stessa società, inoltre, ha acquistato e poi ceduto ingenti quantitativi di rifiuti, in parte pericolosi e illecitamente conferiti, omettendo qualsiasi tipo di trattamento, attestando falsamente la loro cessazione dalla qualifica di rifiuto predisponendo tutta la documentazione necessaria a simulare la tracciabilità dei rifiuti e dello stesso rame (sottratto furtivamente anche ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia e di telecomunicazioni, e la cui provenienza furtiva si tentata di occultare anche con la distruzione della guaina isolante, mediante la combustione dei cavi, per eliminare ogni traccia utile alla identificazione dell’ente proprietario). Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro - Direzione Distrettuale Antimafia - 3 Si è rilevato che, nell’ambito dell’attività della società, i veicoli sono stati rottamati senza rispettare la normativa di settore e i motori rivenduti in altre regioni, attestando falsamente la loro bonifica dagli elementi inquinanti pericolosi, quali oli esausti e liquidi refrigeranti. L’attività d’indagine ha consentito di rilevare che, a fronte di complessivi n. 3.400 conferimenti all’interno dell’azienda di Montalto Uffugo, soltanto 58 di essi sono risultati regolari, in quanto all’interno dell’azienda veniva introdotto ogni tipo di rifiuto, tra cui batterie esauste al piombo, oli esausti di veicoli, elettrodomestici, cartellonistica stradale, lampioni, veicoli fuori uso, rifiuti ferrosi di ogni tipo; di contro, in ben 374 episodi sono stati conferiti cavi o manufatti in rame di illecita provenienza per un giro di affari totale stimato in circa 2 milioni di euro annui. Le attività investigative sono state ulteriormente arricchite da specifici approfondimenti patrimoniali, condotti dai Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, che hanno consentito di ricostruire e quantificare il patrimonio aziendale delle 3 società coinvolte – ubicate in provincia di Cosenza e in Campania con sede secondaria nel Lazio– e dunque apporre il vincolo cautelare reale sulle quote sociali e degli interi patrimoni aziendali, per un valore stimato complessivo pari ad € 10 milioni.

Secondo i dati ufficiali dell’asp ci sono tre nuovi positivi a San Nicola Arcella due donne e un uomo, e una persona di Scalea. Attivate le modalità per il tracciamento di amici e parenti che sono entrati in contatto con i tre. Intanto a Belvedere il numero dei positivi al test sierologico supera al momento le 8 unità. Si attende il responso dei tamponi.

An.tr.

Basta provvedimenti tampone, occorre un piano strutturale per dare risposte certe ai bisogni di salute dei bambini residenti in Calabria.

Le recenti vicende che hanno interessato l’Unita Operativa di Pediatria del Presidio Ospedaliero di Cetraro che rischia un ulteriore ridimensionamento in seguito ad un inadeguato ordine di servizio disposto dal Commissario Straordinario dell’ASP di Cosenza, riportano alla ribalta l’annoso problema della mancanza di un piano organizzativo regionale finalizzato a garantire e migliorare l’assistenza sanitaria ospedaliera per i bambini residenti nei comuni della provincia di Cosenza. E’ quanto sostiene il Dr.Domenico Minasi, Presidente della Società Italiana di Pediatria sezione Calabria

Le criticità di questo specifico ambito assistenziale - continua Minasi - già ripetutamente segnalate ai Responsabili dell’ASP di Cosenza singolarmente ed in maniera congiunta dai tre direttori delle UO di Pediatria degli SPOKE di Castrovillari, Cetraro e Corigliano, non si risolvono certo a colpi di ordini di servizio ma con una radicale ristrutturazione di tutta la rete assistenziale pediatrica e neonatologica ospedaliera della Regione.

È pertanto auspicabile che i vertici aziendali e quelli regionali si rendano conto che non è più procrastinabile la realizzazione  in tempi brevi di un nuovo progetto finalizzato a porre fine, in modo definitivo, alle criticità attualmente esistenti in tale settore ed a tutelare il diritto alla salute dei bambini calabresi che in questo momento è gravemente a rischio.

 Il presidente dalla sezione regionale Società italiana di pediatria

dott Minasi

 

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