In nome dei familiari, degli amici e dei conoscenti di Aneliya Dimova, esprimo un forte senso di gratitudine e ringrazio i Carabinieri della stazione di Belvedere Marittimo, i Carabinieri del Comando di Scalea, la Procura della Repubblica di Paola per l’impegno profuso che ha condotto, in breve tempo, a questo primo importante risultato. Risultato che, se restituisce alla comunità di Belvedere, tanto scossa da questo ennesimo tragico evento, un minimo di serenità, certamente non restituirà Aneliya all’affetto dei suoi familiari. 

Don Gianfranco, parroco della chiesa madre della Marina di Belvedere, ha, in varie sedi, stigmatizzato il comportamento di quella parte della comunità di Belvedere Marittimo che, prima che le indagini individuassero un presunto colpevole, ha attribuito responsabilità a persone che nulla avevano a che fare con l’accaduto. Ebbene, anche in questa successiva fase delle indagini, taluni cittadini di Belvedere fanno allusioni e, questa volta, tentano di infangare la memoria di Aneliya, una donna il cui solo errore è stato quello di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Mi sono giunte voci di commenti, di taluni, poco edificanti sulla persona di Aneliya che tendono a descriverla come persona di facili costumi e/o comunque legata ad ambienti malavitosi. In coscienza smentisco categoricamente queste voci e informo che, nel caso venissi in possesso di validi elementi probatori, sporgerò formale querela nei confronti delle persone responsabili, per tutelare la memoria di Aneliya.

Si smetta di infangare la memoria di chi non può difendersi, si smetta di quasi giustificare quanto di terribile è accaduto tentando di trasformare in responsabile chi invece è purtroppo la vittima.

Aneliya era una donna che si era ben inserita nel tessuto sociale di Belvedere. Si distingueva per la sua gentilezza, per la sua educazione, per la sua pacatezza, per il suo rispetto verso tutto e tutti. Era molto apprezzata e ben voluta da tutti per la sua semplicità, per la sua disponibilità e per l’attaccamento al lavoro che le permetteva di aiutare economicamente i propri congiunti in Bulgaria.

Questa era Aneliya una donna che non meritava di finire così tragicamente la sua esistenza e che non merita una seconda condanna.

Avv. Eugenio Greco

Il vescovo, Leonardo Bonanno, con proprio decreto, che entra in vigore da oggi, ha modificato i confini delle tre parrocchie di Scalea: San Giuseppe Lavoratore, San Nicola di Platea e SS. Trinità (con esclusione dell’antica parrocchia di S. Maria d’Episcopio). Tale atto è stato necessario in considerazione dell’incremento abitativo verificatosi in questi ultimi anni nella città e dopo la consultazione dei parroci interessati alla revisione promossa da monsignor Cono Araugio, parroco della parrocchia San Giuseppe Lavoratore e coordinatore dell’Unità pastorale di Scalea. Delle tre parrocchie è stato ampliato il territorio della parrocchia SS. Trinità (istituita il 20 dicembre 2014, già rettoria dal 1° dicembre 1998) secondo la seguente nuova configurazione. Pertanto la parrocchia “SS. Trinità” a nord inizia da Fosso Battaglia, che attraversa trasversalmente il territorio dalla ferrovia al mare e che ingloba il tratto di via Fiume Lao e via Lauro, tratto di via Mulino, via dei Bruzi lato sud, via Catalani, via dei Lucani, II tra- versa via Fiume Lao, via Almirante, corso Mediterraneo dal suddetto canale al Fiume Lao, (confine Sud). Inoltre dalla parrocchia San Nicola di Plateis ingloba il tratto stradale della vecchia s.s.18 con la contrada Santa Barbara, al confine con il comune di Santa Domenica Talao (lato est). Domenica scorsa il vescovo ha amministrato il sacramento della confermazione nella parrocchia San Giuseppe Lavoratore e in quella circostanza il parroco ha letto all’assemblea il decreto di nomina di don Francesco Maria Castelluzzo quale suo vicario parrocchiale, insieme al provvedimento vescovile che modifica dei confini. Al termine della celebrazione monsignor Bonanno ha incontrato il neo eletto sindaco della Città, Giacomo Perrotta, e alcuni consiglieri. 

Fonte “Avvenire”

Dopo la forzata sospensione delle lezioni a causa del Covid, questa Amministrazione, di concerto con le Dirigenti, ha ritenuto opportuno invitare tutti i ragazzi a sottoporsi, gratuitamente, al test immunologico; grande partecipazione e,ringraziando Iddio, senza alcuna positività riscontrata.

Il virus è però ancora in agguato, per cui chiedo ancora uno sforzo: indossiamo la mascherina, laviamoci spesso le mani e cerchiamo di mantenere anche il distanziamento.

Come in ogni brutta circostanza, cerchiamo di coglierne gli aspetti positivi, che sono di crescita personale e di maturità. I dirigenti e gli insegnanti, indicheranno la strada da percorrere, le famiglie con il loro affetto rimarranno sempre il “porto sicuro”   e gli studenti custodiranno gelosamente ogni apprendimento, specie le lezioni di vita.

Quale Assessore alla Pubblica Istruzione sarò sempre vicina alle Scuole, insieme al Sindaco agli altri Assessori e a tutti i Consiglieri, lavorando per risolvere i problemi che di volta in volta si dovessero presentare, proponendo e  collaborando a ogni iniziativa che possa accrescere il sapere e la cultura di tutti.

Grazie e Buon Anno scolastico.

Apprendiamo dagli organi di stampa che il neosindaco di Scalea, Avv. Giacomo Perrotta, nella giornata di oggi ha provveduto ad apporre all’entrata del palazzo municipale la targa contro la ‘Ndrangheta, secondo un precedente indirizzo della Regione Calabria che invitava le amministrazioni ad adottare lo slogan “Qui la mafia non entra”.
Pur condividendo in pieno il fine perseguito con l’adozione di questo slogan, riteniamo che il mezzo utilizzato, un’iniziativa individuale del sindaco Perrotta in luogo del coinvolgimento degli organi rappresentativi dell’Ente, sia del tutto inadeguato sul piano politico e sul piano della forza che si vuole dare al messaggio.
La presa di posizione contro la 'ndrangheta fatta in questo modo, come atto individuale del sindaco senza coinvolgere il Consiglio comunale e la Giunta, peraltro non ancora insediati, è una scelta di debolezza e di mera apparenza. Se veramente si vuole tenere la mafia fuori dal Comune, un sindaco che ne rappresenti tutte le componenti e tutti gli eletti deve rendere forte questa posizione coinvolgendo il Consiglio comunale, che è l'organo di maggiore rappresentatività collettiva, altrimenti l’iniziativa passa come atto di mero individualismo e di semplice apparenza e perde gran parte del suo significato e della sua forza.
Il tema dell’avversione alle mafie avrebbe costituito senz’altro occasione di azione condivisa da parte dei gruppi consiliari, se solo il sindaco avesse avuto l’attenzione di insediare il Consiglio e mettere in condizioni tutti i consiglieri eletti dal popolo di dare forza a questo messaggio. 
Scalea è una città di forti tradizioni politiche e democratiche e non può consentire che la sua politica generale passi attraverso iniziative individuali di singoli rappresentanti e con esclusione degli organi collegiali previsti dalle leggi.  Ci auguriamo che questo sia solo un incidente iniziale di percorso e, soprattutto, che il Consiglio venga presto insediato e interpellato su tutte le questioni di propria competenza, con possibilità, già dalla seduta di insediamento, di esprimere la propria voce forte anche con riferimento al messaggio di avversione alle mafie.
avv. Angelo Paravati

“La Giunta Cascini non è limitata nel tempo”: così il sindaco di Belvedere Vincenzo Cascini rispondendo alle indiscrezioni di un mancato sostegno all’esecutivo Impieri, nel caso in cui si verificasse la decadenza dell’attuale primo cittadino, da parte del presidente del consiglio Vincenzo Carrozzino. “Quelli di Spinelli e Carrozzino non sono punti di vista validi”, ha proseguito. E poi: “In un anno e mezzo attraverso l’operato di tutti gli assessori, nessuno escluso, abbiamo raggiunto risultati importanti, a vantaggio della cittadinanza. Gli stessi assessori Liporace e Scavella vivono con grande interesse tutti i progetti che l’amministrazione sta portando avanti. Chi decide di lasciare la giunta – ha detto ancora – sarà sostituito”.

Ma il primo cittadino gioca sui tempi: se la corte d’appello si pronunciasse entro febbraio ci sarebbero tutti i tempi per andare alle urne a maggio, e c’è di certo che Cascini si ripresenterà.

An.tr.

per proseguire la lettura
Inserisci la tua mail