A distanza di quattro anni non si arresta la bagarre relativa al “Caso Liceo di Trebisacce” ormai noto anche alle cronache nazionali sia per l’interesse che gli è stato riservato dai media, non solo locali, sia per le interpellanze parlamentari che l’hanno riguardato, la prima a firma dell’onorevole Vincenza Bruno Bossio, Deputato del PD.

Nei giorni scorsi si è celebrata l’udienza presso il Tribunale di Castrovillari per acclarare le responsabilità che nel detto caso ha assunto la ex preside dell’Istituto insieme ad alcuni insegnanti che l’hanno sostenuta, ma il GIP di Castrovillari, dott. Lelio Festa, su istanza delle parti interessate, si è dovuto astenere avendo già deciso alcune vicende delle tante, variamente incardinate, a parti invertite, nei circa cento processi di vario genere che vi sono conseguiti e che vedono il patrocinio del prof. Giovanni Brandi Cordasco Salmena di San Quirico.

Come è noto la ex preside del Liceo trebisaccese è accusata di una lunga serie di fatti riferiti per lo più alle decisioni che ha dovuto assumere per arginare i moti studenteschi che hanno sconvolto la città durante il 2018-2019. In particolare ha dovuto attivare dei procedimenti disciplinari volti ad acclarare l’atteggiamento di una decina di insegnanti, capeggiati da una in particolare, che se non hanno organizzato le manifestazioni di certo le hanno ispirate e sostenute: anche attraverso iniziative spesso pericolose e diseducative per i discenti. Appena di recente, altro GIP del Tribunale di Castrovillari, il 9 novembre c.m. ha però deciso che molti di quei fatti non siano per nulla illeciti, restituendo al mittente le lamentele dei soliti dieci insegnanti che l’avrebbero voluta nuovamente sotto processo: Il dottore Simone Falerno ha infatti stabilito che quanto denunciato sia infondato in radice non concorrendovi i presupposti basilari richiesti dalla Corte Suprema. Sempre a parti invertite si celebreranno i processi che vedranno come indagati coloro che in questi giorni hanno assunto la veste di Parti offese, essendovi chiamati per reati altrettanto gravi che vanno dall’estorsione, al sequestro di persona, dalla calunnia all’interruzione del pubblico servizio.  

Tornando al processo di questi giorni, la ex preside sarebbe stata chiamata a rispondere, ove l’udienza fosse entrata nel merito, anche delle sue decisioni nei confronti di una docente assai contestata, assoluta protagonista del caso, la quale già da adesso vi assume sia la qualità di indagata che quella di parte offesa, essendo stata minacciata ed aggredita nella macchina, gravemente danneggiata, di un altro suo collega mentre questi era impegnato in presidenza durante la visita dell’ispettore MIUR Maurizio Piscitelli con cui gli insegnanti facinorosi, per loro stesso dire, si erano dati appuntamento. È proprio sulla base della relazione del detto ispettore che la ex preside di Trebisacce è stata sospesa dal suo ruolo per pochi mesi. A nulla è valsa l’eccepita incompatibilità, rassegnata alla dottoressa Maria Rita Calvosa, capo dell’USR di Catanzaro, dell’ispettore nel giudicare l’operato della preside, assodato che il concorso che ha abilitata quest’ultima sarebbe stato truccato proprio dal Piscitelli e da altri complici a favore della sua compagna e che solo dopo una faticosa class action ed un processo penale ancora in corso la stessa preside è riuscita finalmente ad essere nominata dirigente.

All’udienza del dottor Festa non è stato presente il PM titolare dell’indagine, il dottore Flavio Serracchiani né diverse parti offese. Tra queste le tre ragazze magrebine sulla cui ritrattazione (rispetto a quanto è stato precedentemente dichiarato, dinanzi alla reggente Laura Gioia e poi dinanzi alla preside che l’ha sostituita quale titolare, coadiuvata da una consulente di più Procure della Repubblica e del Consolato marocchino, con cui hanno dialogato persino nella loro lingua, nonché da due referenti dell’allora ministro Bussetti) si regge il processo. È noto che le stesse magrebine dopo avere lamentato i maltrattamenti che subivano dai compagni di classe e da alcune loro docenti, ivi compresa quella con la “borsa a casetta”, per non avere voluto sottoscrivere un libello contro la docente contestata, hanno negato ogni cosa, adducendo non meglio precisati raggiri e mistificazioni, rivolgendosi per essere tutelate all’avvocato Barbara De Paola, prima assistente dell’ex sindaco di Trebisacce, la stessa che difende coloro che fino a qualche giorno prima nell’accezione più gentile le apostrofava come “puttane zazzarose”. Le ragazze non mancano di riferire che subito dopo avere ritrattato si sono recate dal Sindaco per renderne il rapporto. Le parti offese presenti all’udienza sono state quasi tutte assistite dall’avvocato De Paola.    

Giova comunque precisare che le decisioni dell’ex preside di Trebisacce, circa l’operato della docente contestata, sono state tutte confermate dai suoi organi superiori, i quali non hanno permesso che l’insegnate fosse “cacciata” dalla scuola così come si chiedeva persino in una delibera del consiglio comunale. Nessun favoritismo verso la docente contestata, così come pure si è letto: nei circa venti anni di servizio svolti a Trebisacce (in aggiunta agli altri circa venti svolti in Lombardia), la stessa non è stata mai destinataria di un solo progetto finanziato, di quelli che ormai affollano le scuole. Progetti invece che a ben vedere, da apposito accesso agli atti inoltrato da questa difesa, appaiono sempre destinati ai soliti referenti.

Concludendo. A parere di questa difesa, la chiave di lettura di una vicenda surreale va cercata nella tensione di un binomio dialettico tra scuola e politica, atteso il rilievo che il liceo di Trebisacce spiega quale indubbio bacino elettorale, verso cui si sono rivolti a piene mani l’ex sindaco della Città e la Lega Salvini. Non è forse un caso che subito dopo i moti studenteschi la dottoressa Calvosa sia stata rimossa dal suo ruolo con l’accusa di corruzione nell’ambito della maxi operazione Diacono che ha visto in carcere l’ispettore Piscitelli con cui la dirigente di Catanzaro avrebbe complottato a detta degli inquirenti. Di recente anche l’ex sindaco di Trebisacce è stato cautelato dal Tribunale di Castrovillari pure per i fatti elettorali resi noti dall’operazione Major. Altri esponenti politici della Città sono stati rinviati a giudizio per avere diffamato la ex preside e gli insegnanti che ne hanno condiviso la sventura. Molti altri sono indagati nei numerosi processi di cui si è detto.

I Finanzieri del comando provinciale di Cosenza, hanno arrestato un uomo di nazionalità marocchina, cui hanno sequestrato oltre 2 kg. di hashish. L'arresto è avvenuto nel comune di Roseto Capo Spulico, lungo la Statale 106.

Le Fiamme gialle della Tenenza di Montegiordano dopo aver controllato un autobus di linea che percorreva la tratta Trecate (NO) – Sibari (CS), procedendo ad eseguire le necessarie operazioni di riscontro nei confronti dei passeggeri, hanno notato l’eccessivo nervosismo manifestato da uno di questi alla richiesta dei documenti, ciò ha indotto i militari ad eseguire, con il supporto dell’unità cinofila, un’accurata ispezione del mezzo di trasporto. Il prezioso fiuto del cane antidroga “C-Quanto” ha portato al rinvenimento di 2 kg di sostanza stupefacente del tipo hashish, custoditi all’interno di un borsone posto sotto il sedile.

I successivi approfondimenti, desunti dalla consultazione delle banche dati sul conto del medesimo, già gravato da specifici precedenti di polizia, hanno indotto i finanzieri ad eseguire una perquisizione domiciliare anche presso l’abitazione del fermato, situata a Trebisacce, qui i finanzieri hanno rinvenuto ulteriore sostanza stupefacente del medesimo tipo ed un bilancino di precisione.

Tutto lo stupefacente sequestrato, del valore commerciale al dettaglio di oltre 15.000 euro, era già confezionato in “panetti” da grammi 100 cadauno, pronti per essere smerciati sul mercato locale. Il detentore è stato tratto in arresto. 

 

 

Sono 28 gli imputati chiamati a processo accusati di bancarotta fraudolenta aggravata. La decisione è del gup del tribunale dì Cosenza, Piero Santese. Devono rispondere di un buco finanziario quantificato in circa 23 milioni di euro e determinato, secondo la tesi dell'accusa, dalla concessione di mutui e prestiti, deliberati dal consiglio di amministrazione, in favore di persone ed aziende ad alto rischio di insolvenza, certificato anche dalle centrali di rischio e dai pareri sfavorevoli emessi dall'ufficio fidi della stessa banca.

Figura centrale dell'inchiesta è il presidente dell'istituto di credito Ettore Giacinto Caroselli, 67 anni. Gli altri indagati sono membri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, tra i quali spiccano le figure del consigliere comunale di Rende Franchino De Rango e del dirigente medico Gianfranco Scarpelli.

Un blitz della Polizia è in corso in diverse regioni italiane contro presunti appartenenti alla cosca Molè, una delle storiche famiglie di 'ndrangheta: sono oltre cento le misure cautelari chieste e ottenute da tre procure distrettuali antimafia, quelle di Milano, Firenze e Reggio Calabria.

Al centro dell'indagine, nel corso della quale è stata sequestrata anche una tonnellata di cocaina proveniente dal Sudamerica, la cosca della Piana di Gioia Tauro, le sue ramificazioni in Lombardia e Toscana e le proiezioni all'estero. Gruppi che, seppur dotati di una certa autonoma, operavano in stretta sinergia.

I reati contestati agli indagati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, produzione, traffico e cessione di sostanze stupefacenti, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione.

A condurre le indagini sono state le squadre mobili di Reggio Calabria, Milano, Firenze e Livorno, coordinate dal Servizio centrale operativo della Polizia. Al filone milanese dell'inchiesta ha lavorato anche il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Como. I dettagli dell'operazione saranno illustrati in tre distinte conferenze stampa che si terranno alle 10.45 in procura a Milano e Firenze e in questura a Reggio Calabria.

 fonte LaCnews24

Una donna di 21 anni è stata accoltellata alla gola da un’altra donna per motivi passionali. Il fatto di cronaca è avvenuto a Cassano. Subito soccorsa è stata trasportata in elisoccorso all’Annunziata di Cosenza. A colpire la giovane con un taglierino una donna 30enne del posto, appena dopo lo scontro fermata dagli uomini del capitano Michele Ornelli già sulle tracce dell’indiziata sin dalle prime battute.

La donna è ora in stato di fermo nella compagnia dei carabinieri di Cassano, in attesa delle decisioni del magistrato. Secondo quanto trapela, la lite avrebbe origini passionali.

 

Sembra un vero e proprio scontro quello che si sta avviando tra l’Enac, l’Ente nazionale per l’Aviazione Civile, e la Sacal, quest'ultima finita nel mirino anche del presidente Occhiuto che ha denunciato «strani accordi» che avrebbero consentito ai soci privati di detenere oggi le quote di maggioranza.

Uno scontro, quello tra Sacal ed Enac, già iniziato circa un mese fa a colpi di comunicazioni formali e informali e conclusosi con una pec al vetriolo a firma del direttore generale Alessio Quaranta inviata ieri al presidente De Metrio e all’Organismo di Vigilanza oltre che al collegio sindacale della società, al ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, al ministero dell’Economia e delle Finanze, alla Regione Calabria, all’amministrazione provinciale di Catanzaro e al segretario generale del Comune di Lamezia Terme che si conclude con l’annuncio di un esposto in procura e la richiesta di un commissariamento per quanto riguarda lo scalo lametino e di indagini su quelli di Crotone e Reggio.


Un ordigno è esploso ieri sera a Rose, nel Cosentino, davanti al noto negozio di abbigliamento e calzature "Pasqualino". Sul posto i carabinieri del Norm di Rende, che hanno effettuato le prime verifiche anche attraverso il sistema di videosorveglianza. 

L'esplosione poco dopo la chiusura dell'attività, che si trova in contrada Petraro . Ad avvisare le forze dell'ordine sono stati proprio i clienti di un ristorante che si trova sopra il negozio colpito.

 

foto LaCnews24

 

I carabinieri della Compagnia di Cosenza, con il supporto dei militari del Comparto Cacciatori di Calabria, hanno individuato e fermato tre dei presunti occupanti del veicolo che questa mattina ha investito a un posto di blocco un carabiniere, Salvatore Paternostro del Nucleo radiomobile. Si cerca ancora una quarta persona non identificata, si presume fosse a bordo della Mercedes poi abbandonata dai malviventi nelle immediate vicinanze dell'incidente

Lotta tra la vita e la morte una donna di 61 anni ricoverata d’urgenza al centro antiveleni di Bari a causa di un avvelenamento da funghi. Originaria di Bocchigliero le è stata diagnosticata una insufficienza epatica a causa, si presume, di un’amanite falloide che avrebbe ingerito. Al vaglio un intervento chirurgico di trapianto al fegato.

Si teme anche per il marito della donna tenuto sotto osservazione al presidio ospedaliero Nicola Giannettasio di Rossano. Il tutto è accaduto nei giorni scorsi durante una cena. Poi i primi sintomi e da qui la decisione della donna di sottoporsi ad analisi a Cariati.

Nei giorni scorsi è stata data esecuzione ad un decreto di ispezione sui luoghi e contestuale informazione di garanzia per gestione illecita di rifiuti emessa dalla Procura della Repubblica di Castrovillari nei confronti del legale rappresentante e proprietario di una ex cava ubicata in località "Toscano Ioele/Piragineti" nel comune di Corigliano-Rossano. I militari della Stazione Carabinieri Forestale di Rossano hanno accertato all'interno dell'ex area di cava, chiusa e recintata, un continuo e ripetuto abbandono e deposito incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi consistenti in terre e rocce da scavo, frammisti a calcinacci ed asfalto. Tale area in passato era stata utilizzata dal comune a seguito dell'alluvione del 2015, per trasportare un ingente quantità di materiale proveniente dai torrenti esondati. L’attività di controllo dei militari ha evidenziato come all’interno del sito vie era una attività continuata di gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e non, consistenti in terre e rocce da scavo, frammisti a calcinacci ed asfalto, smaltiti su suolo nudo e a cielo aperto in assenza delle prescritte autorizzazioni ed in particolare dell'autorizzazione alla gestione dei rifiuti.

È accaduto a Rende. Alcune notti fa, scrive la ragazza, dopo essere stata accompagnata a casa da un amico, nella zona di via Verdi a Quattromiglia di Rende (Cosenza), è entrata nel portone e nell'attesa dell'ascensore un uomo ha bussato al vetro dell'entrata principale dell'edificio chiedendo di farsi aprire.

La ragazza, pensando fosse un condomino rimasto fuori, l'ha lasciato entrare. Al momento di entrare in ascensore, l'uomo ha bloccato le porte per evitare che si chiudessero, iniziando ad inveire contro la giovane, appellandola con termini volgari. Infine, l'ha minacciata dicendo di essere in possesso di un video che la ritraeva in atti sessuali con l'amico che l'aveva accompagnata poco prima a casa e che all'indomani lo avrebbe divulgato su Facebook.

La ragazza spaventata e presa dal panico ha iniziato ad alzare il tono della voce e lui è fuggito. La giovane sui social ha diffuso l'identikit del maniaco: età presumibilmente tra i 45 e i 50 anni, di bassa statura, capelli biondo scuro, mento pronunciato; indossava una tuta verde e nera e scarpe da tennis bianche.

A poco meno di 2 anni dal maxi blitz Rinascita Scott coordinato dalla Dda di Catanzaro contro le cosche vibonesi ed i presunti legami con ambienti massonici, imprenditori, forze dell'ordine, politici e pubblici funzionari, arriva un primo responso giudiziario con la sentenza del gup di Catanzaro Claudio Paris al termine del procedimento condotto con rito abbreviato.

Le pene - scontate di un terzo per la scelta del rito - variano da un massimo di 20 anni ad un minimo di dieci mesi. Alla lettura del dispositivo erano presenti nell'aula bunker di Lamezia Terme, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, i pm applicati al processo Annamaria Frustaci, Antonio De Bernardo e Andrea Mancuso, e l'aggiunto Giulia Pantano. Condannato a 20 anni di reclusione Pasquale Gallone, ritenuto elemento apicale, considerato il braccio destro del boss Luigi Mancuso; 16 anni sono stati comminati a Gregorio Gasparro che avrebbe comandato, insieme a Saverio Razionale e a Rosario Fiarè (imputati nel processo con rito ordinario) la cosca di San Gregorio D'Ippona. Altro elemento di spicco della cosca di San Gregorio è Gregorio Giofrè (13 anni). Assolto l'imprenditore e avvocato Vincenzo Renda, accusato di essere legato ai Mancuso di Limbadi. Condannato a 15 anni 4 mesi Domenico Camillò, al vertice della cosca "Pardea-Ranisi" di Vibo Valentia. Venti anni sono stati comminati a Domenico "Mommo" Macrì, capo, insieme a Camillò, del sodalizio criminale di Vibo Valentia, considerato al vertice dell'ala militare. Venti anni anche a Francesco Antonio Pardea; 14 anni sono stati inflitti a Sergio Gentile, partecipe al gruppo dei Lo Bianco Barba e 16 anni a Domenico Pardea, accusato di essere a capo della consorteria "Pardea-Ranisi" a Pizzo. Assoluzione - sei erano state chieste dall'accusa - per Emanuela Chilla, Sapienza Comerci, Francesca Comito, Antonio Di Virgilio, Matteo Famà, Nicola Fera, Maurizio Fiumara, Annunziata Carmela Gerace, Francesco Gerace, Gabriele Giardino, Girolamo Giardino, Michele Giardino, Emanuela Gradia, Francesco La Bella, Giuseppe Lo Bianco, Vincenzo Mazzitelli, Rosalba Perfidio, Fabio Scalamandrè, Raffaele Solano. Prescritto Giovanni Vecchio.

   "La sentenza di oggi è un tassello importante in tutto il processo Rinascita Scott. Una sentenza che conferma appieno il lavoro svolto dalla Procura". A dirlo il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri al termine dell'udienza del Gup che, al termine del rito abbreviato, ha inflitto 70 condanne agli imputati coinvolti nel maxi processo alle 'ndrine vibonesi Rinascita Scott. "Ora aspetteremo la lettura dettagliata delle motivazioni della sentenza - ha aggiunto - per capire se qualche assoluzione può essere rivista e se possiamo proporre appello, fermo restando che la sentenza di oggi dimostra pienamente il corpo del capo d'imputazioni imbastito dall'indagine della Dda. Le assoluzioni che riguardano principalmente posizioni marginali nel processo". "Questa sentenza - ha concluso Gratteri - verrà depositata e si chiederà che venga acquisita come documento nel maxi processo che si sta celebrando con rito ordinario sempre in questa aula. Noi andiamo avanti con il nostro lavoro con la fermezza che serve per un processo così importante".

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