++ Editoriale ++: Perché Ernesto Magorno si candida

Bella domanda… anche i più scaltri analisti politici avrebbero il loro bel da fare nel rispondere al più difficile (inquietante) rebus dei giorni nostri. Si candida perché ha esaurito la vena politica nel suo paese (Diamante) e al Senato… ok potrebbe ma perché alla presidenza della Regione? Perché glie lo ha imposto Renzi, perché sa che sennò non prende voti nemmeno a casa sua. Perché sa che vince il centrodestra e getta le basi per un accordo con il relativo e famoso “passo indietro” a favore della coalizione. Ipotesi tra le più probabili.

Che sia scaltro nessuno lo può mettere in dubbio, che sia furbo nemmeno. Che sappia dove tira il vento è cosa saputa e risaputa. Ha tentato di prendere contatti con Luigi De Magistris a Napoli il giorno di Pasqua. Era lì a godersi il sole partenopeo. E tra una sfogliata da Scaturchio e qualche slogan il suo piano di spingersi oltre il centrosinistra svoltando verso l’ex Pm, è andato in fumo. Pazienza. Restava ancora la carta Giorgetti se avesse avuto le palle di andarsene da Salvini. Nulla da fare.

Cosa rimaneva allora: il padre di tutte le crisi. Quel Matteo Renzi che tutto può e tutto sa con il suo 2 per cento. Anche quando parlare con i servizi segreti negli autogrill e piazzare il suo fidato Ernesto al Copasir, l’organo di controllo dei servizi segreti. Caspita, mica niente. Vuoi mettere? Se solo volessi, avresti libero accesso a tutti i segreti della prima e seconda Repubblica, chiedere informazioni riservate e perché no craccare siti, controllare telefoni. Si, insomma tutta roba da “007 alla matriciana”. Ma no, queste cose Ernesto non le fa. Ernesto punta a fare il presidente di Regione, dove il potere è enorme, dove le sfilate dei pezzi grossi, quelli che contano veramente, non hanno mai fine. Dove la regione più povera d’Italia diventa improvvisamente quella con più incarichi e consulenze. Saremmo curiosi di sapere cosa gli ha detto Mario Oliverio al momento della sua candidatura. Sappiamo cosa gli hanno detto gli altri sindaci della costa su cui stendiamo un velo. Pietoso, ma non troppo.

Cosa gli ha detto Renzi? Non lo sapeva. Informato poi da una Stefania Covello furiosa. 

Antonello Troya

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