EDITORIALE - I tre pivellini. Il suicidio politico di Aieta, Di Natale e Vetere

Da loro non te lo aspetti. Tre figure che nel bene o nel male hanno segnato un territorio che ora si ritrova senza un suo rappresentante. Rei di aver commesso errori solo per… appunto, per che cosa?

Giuseppe Aieta non è certamente nato ieri in politica. Svezzato nel Partito socialista alla Craxi si è ritrovato a dover mettere la parola fine nel Partito Democratico. Eppure sapeva benissimo che le ideologie vanno a farsi benedire in una competizione elettorale, dove sai già di perdere. Il grosso pacchetto di voti Aieta se lo sarebbe portato appresso anche se avesse scelto di entrare in una lista collegata al presidente. E con queste preferenze sarebbe scattato il quorum. Eccome. E un ipotetico sostegno al centrodestra? Certo, possibile. Elezione certa e sicura.

Graziano Di Natale paga anch’egli lo scotto di voler a tutti i costo entrare in lista con il Pd. La candidatura sviava però anche verso il centrodestra. Per lui, cavallo di razza senza compromessi, un posto libero sarebbe uscito. Anzi (e ora possiamo dirlo) era già pronto. Ha pagato lo scotto di un pensiero politico che ora non c’è più. E il suocero che fine ha fatto? Da Mario Pirillo ci saremmo aspettati una posizione politica più consona alla vittoria. Il vecchio leone della politica calabrese sapeva benissimo che il centrosinistra avrebbe dato forfait. Sarebbe bastata una telefonata.

Ugo Vetere, invece, avrebbe voluto (e dovuto) essere il capolista (e avrebbe dovuto insistere di più) di una collegata al presidente. Una più credibile e forte. I suoi 4 mila voti e passa gli avrebbero permesso di sedere in Consiglio regionale. Errori madornali di persone che masticano politica e la digeriscono. E anche bene. Peccato.

Antonello Troya

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