“La storia calcistica di Scalea merita di proseguire senza macchie, per questo motivo ho invitato la società a proseguire il campionato di calcio di Eccellenza a testa alta, profondendo il massimo sforzo, per attestare sul campo i meriti sportivi della squadra, confidando al tempo stesso, che la Lega Nazionale Dilettanti assicuri in qualsiasi modo che lo svolgimento del torneo avvenga nel rispetto degli sforzi che, soprattutto in questo delicatissimo periodo, la nostra società, come le altre, sta profondendo”. Con queste parole il Sindaco di Scalea Giacomo Perrotta, unitamente al Consigliere delegato allo sport Luigi Cirimele, ha invitato la dirigenza dell’U.S.D. SCALEA CALCIO 1912, che ha manifestato l’intenzione di abbandonare il campionato di calcio di Eccellenza a seguito della sconfitta subita nella prima giornata contro il Sambiase di Lamezia Terme, a continuare la competizione. “L’amarezza della dirigenza è più che comprensibile. E’ però importantissimo reagire sul campo e continuare tutti insieme, tecnico, giocatori e società, il percorso iniziato da tempo mantenendo vive le ambizioni di un campionato da protagonisti” ha detto Perrotta. "Siamo nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario della storica vittoria del titolo di campione d’Italia da parte della formazione juniores di Scalea ed è anche per questa straordinaria ricorrenza che abbiamo voluto esortare i dirigenti a ritornare sulla decisione di abbandonare il torneo. 

La squadra rappresenta l’intera città di Scalea ed è chiamata a risollevarsi dopo una battuta d’arresto. Proprio in situazioni come queste bisogna dare fondo ad energie che magari neanche si pensa di avere e andare oltre l’ordinario. Scalea, per il suo blasone calcistico e per la serietà sempre dimostrata in tanti anni di militanza nel massimo campionato regionale, esorta gli organi sportivi ad agire nella direzione di assicurare lo svolgimento del torneo nella maniera più corretta possibile. Sono certo – conclude il Sindaco Perrotta – che i giocatori e il tecnico sapranno reagire con prestazioni sportive di eccellenza e che la società dimostrerà lo spirito sportivo che da sempre aleggia nella nostra città. L’invito a tutti è di combattere per la gloriosa maglia Biancostellata nella convinzione che nella vita, come nello sport, alla fine i valori emergono e anche in questa circostanza la Scalea calcistica saprà farsi valere”.

E’ arrivata l'ufficializzazione della proclamazione di Massimo Gnisci a Presidente Onorario della Volley San Lucido. La notizia è stata annunciato dal Presidente della volley San Lucido Giuseppe Ambrosi:

"La scelta è nata con grande naturalezza, dopo tante chiacchierate scambiate insieme. Lui è sempre stato molto vicino alla nostra realtà. Dirigente e sostenitore di fatto pur non avendo mai sottoscritto alcun tesseramento. Ci è sembrata, quindi, la cosa più naturale e ci pensavamo da diversi anni, considerando anche il fatto che fu lui per primo nel volermi come Presidente Onorario della Società storica del Real San Lucido, guidata per diversi anni da lui e da sua moglie da poco scomparsa. Lui vuole essere considerato come braccio destro di tutta la dirigenza: un modo per dimostrarci la sua vicinanza, soprattutto in questo momento di doverosa ripresa a seguito del fermo forzato cui siamo stati costretti. La scelta, pertanto, rappresenta un'emozione grande, perché da sempre lo abbiamo cercato e fortemente voluto… finalmente ora è ufficiale!

Personalmente, e insieme a me, tutto il direttivo della Volley San Lucido conosciamo le qualità sportive e personali di un dirigente che si è saputo far apprezzare ovunque sia approdato. Tutti poi conosciamo bene la sua storia, come Presidente del Real San Lucido, come dirigente e poi Presidente del Comitato Tirrenico del Centro Sportivo Italiano, segretario e amministratore del Comitato Regionale-CSI e per ultimo, ancora in carica, componente della FIGC-LND della Delegazione Zonale di Belvedere Marittimo.

"Massimo continuerà a mettere a disposizione della Volley la sua immensa esperienza sportiva, la sua passione e la sua visione del futuro, contribuendo a diffondere i valori distintivi del sodalizio, rafforzandone la reputazione e mantenendo i valori sportivi no profit".

 

Erano otto. Otto le partite vinte dalla Juventus dall’inizio del campionato. Prima indiscussa in classifica. Erano i tempi di Platini, Maradona. E la tv trasmetteva ancora ’90 minuto. C’era la Rai con Enrico Ameri alla radio e Giamperio Galeazzi in televisione, che entrava negli spogliatoi e intervistava i giocatori in asciugamano. Tempi che i biglietti allo stadio erano pagati ancora in lire. E una partita come Napoli-Juventus era una di quelle che il biglietto lo pagavi anche 100 mila lire. E poi magari lo incorniciavi. Eh si… ne sarebbe valsa la pena. Calcio di punizione, come si diceva una volta “in seconda”. La barriera a pochi metri. Nessuno avrebbe scommesso sul tiro diretto in porta. Impossibile. Per gli altri, ma non per il "Pibe de oro". Troppo pochi secondo i giocatori del Napoli. Bruscolotti sul pallone, accanto Maradona, indicato per batterlo. “Diego, ma la barriera è troppo vicina….” Chiosò Bruscolotti. Maradona, tra un napoletano acerbo e un argentino sguaiato …. “Tanto gli faccio gol… comunque”. E divenne leggenda. 

Antonello Troya

Era la notte del 30 giugno ‘84, l’ultimo giorno possibile per la campagna acquisti. Studente fuorisede, dormicchiavo sul divano davanti alla televisione quando squillò il telefono; a quell’ora solo guai o notizie clamorose; rispose mio fratello, mi passò il telefono, era Tony Faiello dei Blue Lions, che a squarciagola mi urlava “amm accattat a mmaradona! O’ napule s’è accattat a mmaradona!”

Se ne parlava da giorni, ma non era niente certo. Comunque quello era il segnale che i tifosi si aspettavano: O’ Presidente faceva o’ vero! Avevamo avuto “mister miliardo Savoldi”, Kroll e tanti altri, purtroppo inutilmente, senza la gioia della victoria maxima.

Per la verità, le cose non cambiarono da subito: giusto per dire, alla prima di campionato a Verona, che in quella stagione vinse il titolo, ce ne turnamm a Napule cu tre pallun; ma nessuno avrebbe mai immaginato quello che sarebbe successo di lì in poi, e lo sconvolgimento ed il coinvolgimento totale di un intero popolo e di una città che avrebbe provato la gioia immensa del riscatto sportivo, purtroppo confuso erroneamente con quello sociale e collettivo, nei confronti delle ricche e potenti squadre delle ricchissime regioni del “norde”.

Negli anni successivi all’84, mai come allora quei sentimenti di rivalsa, frutto di generazioni di sottomissione e malgoverno di popoli stranieri prima e dei piemontesi poi, e dell'allora riaffiorante anti meridionalismo nordaiuolo, si confusero in una miscellanea esplosiva, non tanto coi risultati sportivi, che via via arrivarono. Anche perché il Presidente ed i suoi adepti stavolta costruirono una squadra intorno al campione, e perché il più forte giocatore del mondo, lo scugnizzo riccioluto dei sobborghi poveri di Buenos Aires aveva trovato a Napoli la sua giusta dimensione e la sfrontatezza di dare lezioni di calcio agli occhi del mondo.

In nessuno stadio del mondo si rivedranno quei colpi da maestro e quelle giocate da funambolo di quando il calcio si giocava ancora in mutandoni e maglietta di cotone senza troppa tattica e filosofia.

Napoli si attaccò al suo eroe in un possente indissolubile abbraccio, ed ancor più il popolo divenne la sua gente : tutto gli è stato dato e perdonato, in un vortice di sensazioni estreme che generò la magia esplosiva di una scambievole carica agonistica per l’uno e riscatto sociale per l’altra, e che ebbe la sua apoteosi nella vittoria del tanto anelato primo scudetto: nulla ha vinto se non a Napoli, e nulla ha vinto Napoli senza lui.

Il resto è storia, che tutti conoscono, con la stupida ossessione di alcuni nel sottolinearne gli eccessi e gli abusi, le amicizie pericolose e le troppe donne; senza mai parlare dei pacchi dono, delle partite nel fango dei campetti di provincia a scopo benefico, dei sogni regalati a chi l’ha visto in campo a difendere ed esaltare i colori della tua maglia. Cose che nessuno potrà mai più cancellare. Ma l’uomo non si giudica e non si condanna. Il campione, invece, diventa eterno.

Nicola Trey

Il tecnico di Cetraro torna sulla panchina amaranto dopo 15 anni esatti. Guidò il Belvedere durante la seconda parte della stagione 2004/05, la prima assoluta in Eccellenza, centrando una storica salvezza dopo il playout contro il Cirò.

Per Aita, 60 anni compiuti lo scorso 15 gennaio, dopo una carriera da calciatore ad alti livelli con le maglie di Cosenza e Pescara tra le altre tra Serie B e Serie C, inizia la carriera di allenatore alla guida del Cetraro in Promozione nella Stagione 1994/95. Poi tante esperienze tra Serie D ed Eccellenza sulle panchine - tra le altre - di Lauria, Corigliano, Savoia, Sambiase (dove vince il campionato di Eccellenza) e Atletico Lauria.

Assieme a lui, in amaranto arriva un belvederese DOC che curerà la preparazione atletica della squadra: il Prof. Mario Marino, fedelissimo di Aita, avendolo seguito praticamente in tutte le sue esperienze in panchina.

 

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